TIM - Piano di Iliad per rinnovo e ribilanciamento frequenze tra gli operatori
Iliad: piano in 4 punti per rinnovo frequenze 2029: più spettro (anche 2,3 gigahertz), limiti elettromagnetici a 61 volt/metro, rinnovo low cost con obblighi 5G, riallocazione tra operatori.

Fatto
Iliad ha presentato un piano strutturato in 4 punti in vista della scadenza del 73% delle frequenze nel 2029, da sottoporre alla terza consultazione Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni:
a) ampliamento della dotazione spettrale, con valorizzazione della banda 2.3 gigahertz e ricognizione delle bande sottoutilizzate;
b) innalzamento dei limiti di campo elettromagnetico dagli attuali 15 volt/metro agli standard europei di 61 volt/metro entro gennaio 2030, condizione necessaria per sfruttare la capacità aggiuntiva;
c) riassegnazione non onerosa o poco onerosa in cambio di obblighi di investimento cogenti e misurabili — 5G standalone in tutti i capoluoghi di regione entro 2 anni, di provincia entro 3,5 anni, copertura 99% della popolazione entro 6 anni, oltre alla realizzazione di progetti di connettività di interesse pubblico; d) proposta di riallocazione dello spettro tra i 4 operatori Mobile Network Operator, attraverso uno schema di "give-and-take" che prevede la cessione di porzioni di spettro nelle bande 900, 1.800, 2.100 megahertz e 3.4-3,8 gigahertz da parte degli operatori con dotazioni eccedenti e la loro redistribuzione verso gli operatori sottodotati — non una redistribuzione a somma zero, ma un riassetto con dotazioni spettrali complessive aumentate grazie all'inclusione della banda 2.3 gigahertz.
Questo punto è il più divisivo: Iliad detiene il 12% dello spettro assegnato vs 28% TIM, 29% Wind Tre e 31% Fastweb+Vodafone — definita la distribuzione più sbilanciata d'Europa, che penalizza strutturalmente l'ultimo entrante. Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni punta a trasmettere lo schema di rinnovo al Ministero delle Imprese e del Made in Italy entro fine anno; la decisione finale sull'onerosità spetterà al Ministero dell'Economia e delle Finanze.
Effetto
Iliad propone una riallocazione dello spettro in cui gli operatori storici accederebbero a nuova capacità sulla banda 2,3 gigahertz, rilasciando parte delle frequenze nelle bande più pregiate (900 megahertz, 1.800 megahertz, 2.100 megahertz e 3,4-3,8 gigahertz), consentendo a Iliad di rafforzare la propria dotazione sulle bande basse/medie frequenze (a più ampio raggio), fondamentali per copertura e qualità del servizio.
Una lettura plausibile è che Iliad punti a colmare il gap di copertura nazionale — suo handicap storico in Italia — mentre gli operatori maggiori resterebbero più esposti alle bande alte (a raggio più corto), dove è necessario sostenere capex più elevati in densificazione del territorio per sviluppare la capacità richiesta dal 5G standalone.
Gli altri punti proposti da Iliad ci sembrano nel complesso condivisibili; in particolare, l'allineamento dei limiti elettromagnetici agli standard europei (61 volt per metro) è tecnicamente necessario per sfruttare appieno la capacità spettrale, ma politicamente controverso: il precedente innalzamento da 6 a 15 volt per metro nei contesti urbani è già stato il frutto di una lunga concertazione istituzionale, rendendo il salto a 61 volt per metro un obiettivo realistico solo nel medio/lungo termine e subordinato a un ampio consenso istituzionale.
Azioni menzionate
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