TIM - Aumenti del listino FiberCop
lettera degli OLO ad Agcom e focus sul ricorso d’urgenza di TIM

Fatto
Anche gli altri operatori (Fastweb+Vodafone, WindTre, Iliad e Sky) hanno scritto congiuntamente ad AGCOM, contestando come «estremamente elevati e ingiustificati» soprattutto i rincari applicati da FiberCop sulla disattivazione delle linee migrate verso reti concorrenti (fino a +500%), che eleverebbero barriere alla mobilità verso altre reti wholesale, e chiedendone l'illegittimità.
Secondo Il Sole24Ore, il ricorso d'urgenza (ex art. 700) di TIM contro FiberCop non sarebbe una semplice diatriba commerciale sugli aumenti tariffari, ma una contestazione più ampia, con potenziali ricadute sul disinvestimento di KKR, pensato attraverso l'IPO della società della rete. Il 16 aprile FiberCop ha pubblicato il nuovo listino wholesale (rincari medi 15–20%), su cui AGCOM dovrà valutare equità e ragionevolezza entro il 16 settembre, data di entrata in vigore. TIM, unico operatore controparte di FiberCop nel MSA, chiede il ripristino del "vecchio" listino al vaglio dell'Autorità; il giudice ha però chiesto chiarimenti, facendo slittare l'udienza dal 2 al 16 luglio.
Secondo la ricostruzione del Sole24Ore, il nodo sostanziale attiene all'interpretazione applicativa del MSA: la contestazione riguarda il passaggio da prezzi uniformi su scala nazionale a tariffe differenziate per indirizzo del cliente retail, che comprometterebbe la prevedibilità del costo di "affitto" della rete ceduta con esclusiva trentennale (15+15 anni); TIM teme inoltre di non avere visibilità oltre il 2028, alla scadenza del nuovo tariffario. In prospettiva, è probabile un'azione nel merito (autotutela o arbitrato con indennizzo), con tempi lunghi che rischierebbero di protrarsi oltre la finestra di IPO individuata da KKR: la pendenza del contenzioso indurrebbe il mercato ad applicare uno sconto in sede di quotazione, scontando l'incertezza sui flussi prospettici legata all'esito della causa.
Effetto
Leggiamo la presa di posizione congiunta degli altri operatori come un elemento moderatamente a favore di TIM: una contestazione corale del nuovo listino accresce la pressione regolatoria su FiberCop e migliora le probabilità che AGCOM, nella valutazione attesa entro il 16 settembre, accolga almeno in parte le istanze di revisione.
Gli obiettivi non sono però pienamente sovrapponibili — gli OLO criticano i rincari nelle aree di monopolio e i contributi di disattivazione legati alla migrazione verso reti rivali, mentre TIM contesta l'interpretazione del MSA (visibilità sulla stabilità delle tariffe wholesale oltre il 2028) per cui la convergenza è più tattica che sostanziale, ma comunque utile alla posizione negoziale di TIM.
L'impatto diretto per TIM ci sembra gestibile (poche decine di milioni secondo le prime stime); il vero nodo resta la prevedibilità prospettica del costo di accesso wholesale, accentuata dai vincoli sulla scelta di fornitori alternativi (Open Fiber) per via delle clausole di esclusiva nel MSA con FiberCop (preferred supplier) nei confronti di TIM (most favoured client). Il nuovo contenzioso non modifica la nostra view su TIM: l'equity story resta ancorata al deleveraging post-NetCo, al miglioramento dei fondamentali e all'upside dall'integrazione con Poste (OPAS).
Semmai, rischia di raffreddare ulteriormente i rapporti con KKR — presente anche in INWIT tramite Vantage Towers — dove è in corso un analogo procedimento ex art. 700, in cui TIM punta a ridurre i corrispettivi annui del MSA dopo aver notificato la terminazione anticipata al 2030 (anziché 2038) e prospettato l'uscita dal portafoglio torri nell'arco di un decennio.
Azioni menzionate
Roadshow Websim | settembre, ottobre 2026

