Saipem: fusione con Subsea7 in vista, il titolo si emancipa dal Brent

Si avvicina la fusione con il gruppo norvegese, operazione che rafforzerà la posizione competitiva. Il titolo sale e vive di luce propria, +80% da inizio anno, contro il +27% del petrolio   

Autore: Niccolò Tirani
Piattaforma di perforazione offshore Saipem Scarabeo, operante nel settore petrolifero e gas naturale.

Con un rialzo di circa l'80% da inizio anno, Saipem mostra che i titoli delle società del settore oil possono anche non seguire le oscillazioni del Brent: succede quando la solidità operativa è sempre più convincente. Nello stesso periodo di tempo il greggio è salito del 27%.

Fondata nel 1956 come società di servizi per Eni, Saipem è cresciuta con un DNA molto preciso: progettare e costruire infrastrutture complesse dove gli altri non arrivano. Oleodotti transcontinentali, piattaforme offshore e onshore, impianti di liquefazione del gas, perforazioni in acque profonde: la sua storia è una sequenza di sfide ingegneristiche che hanno definito l’identità del gruppo.

La fase critica

Non tutto è sempre andato bene come in questa prima metà dell'anno, nella storia recente, la fase più difficile è stata il triennio 2020 - 2022.
Il titolo ha attraversato un periodo di forte debolezza dovuta principalmente all’esplosione del costo dei materiali ed alle criticità del segmento di costruzioni sulla terraferma. Molti contratti erano stati firmati prima della pandemia, a prezzi fissi, e Saipem si è ritrovata a doverli completare finanziandoli in un successivo contesto di stretta della politica monetaria. Diversi progetti sono stati ritardati o revisti, i margini si sono erosi.
Da qui, il management ha iniziato a intervenire sul monte ordini, eliminando o rinegoziando le commesse più problematiche e riducendo l’esposizione alle attività onshore.

Il nuovo modello operativo

Il gruppo, guidato dal 2022 dall’AD Alessandro Puliti, ha così rivisto a fondo il proprio modo di lavorare: ridozione dei costi, riorganizzazione del portafoglio a favore dei contratti più redditizi, attenzione ai progetti con margini più elevati. Anche la selezione delle commesse è diventata più rigorosa, con un monte ordini costruito in modo più equilibrato. Il risultato, a parere degli analisti, è un modello operativo molto più solido, capace di assorbire meglio le oscillazioni del prezzo del petrolio.

L’Ebitda è salito nel 2025 a oltre 1,7 miliardi, circa quattrocento in più del 2024. Secondo il consensus, quest'anno aumenterà a 1,9 miliardi e supererà quota due miliardi nel 2027. Il debito non è un problema, la struttura finanziaria è sostenuta da una generazione di cassa robusta. 
Questa ritrovata solidità è legata anche al funzionamento dei contratti pluriennali, soprattutto nel segmento offshore: ogni fase degli ordini, dalla progettazione all’installazione in mare, genera un pagamento, permettendo alla società di incassare lungo tutta la durata delle commesse.

La società si è progressivamente concentrata sulle costruzioni offshore, il segmento con i margini più elevati e con una domanda destinata a restare sostenuta per diversi anni. "Il tema centrale è che l’energia è ormai vista come settore strategico, destinato a restare in fase di investimento per altri 5 o 6 anni e non solo nel Medio Oriente, bensì in Africa, nel Golfo del Messico e in Sud America", spiega Paolo Citi, analista di Intermonte.

Saipem7, il nuovo colosso

In questo quadro si inserisce la fusione con Subsea7, gruppo norvegese attivo nell’ingegneria e nelle costruzioni sottomarine, con una flotta di navi tecnologiche e una presenza consolidata nei principali bacini offshore globali.

L’operazione è attualmente al vaglio delle autorità antitrust: l'Unione Europea, che dovrà esprimersi in via definitiva entro il 22 luglio,  ha già dato un primo via libera. Secondo Reuters i regolatori europei starebbero valutando l’apertura di un’istruttoria approfondita per possibili impatti concorrenziali nel segmento offshore. Le misure correttive ipotizzate includerebbero la cessione di alcune navi o una riduzione della capacità.
L’operazione, se approvata dai regolatori, porterà più know‑how e più capacità industriale e rafforzerà la posizione competitiva del gruppo nel mercato europeo delle costruzioni offshore”, prosegue Citi.

Con il petrolio è una relazione complicata 

Saipem è oggi meno dipendente dal petrolio, ma il settore offshore resta comunque legato alle oscillazioni del Brent. “Se il prezzo scendesse sotto i 70 dollari, ipotesi che reputo difficile alla luce della situazione in Medio Oriente, ci sarebbe una correzione del titolo Saipem , perché quella soglia è il livello minimo per sostenere gli investimenti offshore. Finché il prezzo resta sopra, invece, le compagnie energetiche continueranno a finanziare progetti complessi”, conclude Citi.



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