Saipem - Cessione delle attività di Shallow Water Drilling in Arabia Saudita
Cade approva la fusione con Subsea7 senza condizioni

Fatto
Saipem ha annunciato questa mattina di aver firmato un accordo vincolante con ADES (operatore saudita attivo a livello globale nei servizi di perforazione offshore e onshore) per la vendita della controllata Saudi Arabian Saipem Limited (SAS), attiva nelle operazioni di perforazione offshore in acque basse.
La società dispone di una flotta composta da tre jack-up rig di proprietà (Perro Negro 7, Perro Negro 8 e Perro Negro 10) e due jack-up rig in leasing (Perro Negro 11 e Perro Negro 13). Il valore dell’operazione ammonta a 285 milioni di dollari su base debt-free/cash-free e sarà pagato interamente in contanti al closing, soggetto ai consueti meccanismi di aggiustamento.
Al completamento dell’operazione, le parti sottoscriveranno un accordo di bareboat charter che consentirà a Saipem di continuare le attività in corso in Messico con il rig Perro Negro 10 e di rispettare pienamente gli impegni contrattuali esistenti (contratto con Eni, scadenza 2028).
Secondo quanto riportato da Reuters ieri sera, l’Antitrust brasiliana Cade ha dato il via libera alla fusione tra Saipem e Subsea 7 senza imporre remedies, non accogliendo le richieste dei concorrenti.
Effetto
Nel 2025 SAS ha registrato ricavi per 170 milioni di dollari (circa 150 milioni di euro), a fronte di ricavi complessivi del segmento Offshore Drilling Saipem per 829 milioni di euro.
Assumendo un EBITDA margin del 25%, l’EBITDA della società dovrebbe essersi attestato intorno a 35-40 milioni di euro, per un multiplo implicito di circa 6,5x EV/EBITDA.
L’operazione rappresenta un ulteriore passo nell’attuazione della strategia di Saipem volta a concentrare il portafoglio sul drilling offshore in acque profonde e in ambienti ostili, rafforzando il posizionamento del Gruppo nei segmenti a maggiore complessità e più elevato valore aggiunto. Il completamento della transazione è atteso entro il terzo trimestre 2026.
Il via libera da parte della Cade rappresentava l’ostacolo più rilevante all’operazione. Petrobras, Exxon Mobil e TotalEnergies avevano contestato nei mesi scorsi l’operazione sostenendo che la fusione avrebbe potuto ridurre la concorrenza nei servizi subsea e nelle attività di installazione offshore, anche se le posizioni in qualche caso si erano progressivamente ammorbidite.
Nonostante queste obiezioni, l’autorità brasiliana avrebbe deciso di non imporre né cessioni di attività né altri rimedi correttivi. Se confermata, notizia chiaramente molto positiva.
Azioni menzionate
Roadshow Websim | settembre, ottobre 2026

