Tim - Vivendi scende dal 23,75% al 18,37% del capitale
Secondo diversi giornali (La Repubblica, La Stampa, Il Sole24Ore), la mossa sarebbe propedeutica a raggiungere accordo con Poste

Fatto
Vivendi (VIV) ha ridotto la propria partecipazione nel capitale ordinario di TIM dal 23.75% al 18.37%, vendendo sul mercato (oltre Eu200mn di incasso assumendo un prezzo di Eu0.30/azione). Non risultano al momento acquirenti qualificati sopra il 3%, ma non sono escluse eventuali comunicazioni a Consob nei prossimi giorni.
Secondo diversi giornali (La Repubblica, La Stampa, Il Sole24Ore), la mossa sarebbe propedeutica a raggiungere accordo con Poste, che discuterà il dossier TIM il 26 marzo e potrebbe salire fino al 24.9% senza il rischio di OPA obbligatoria o di concerto.
Secondo Il Messaggero e La Stampa, VIV potrebbe mantenere una partecipazione residuale in TIM attorno al 5%, sufficiente per ottenere un posto nel CdA ma senza agire in concerto con altri e potrebbe adottare una strategia wait&see, in attesa delle prossime mosse azionarie e industriali di Poste Italiane (PST) in TIM. Tra le ipotesi allo studio, l'utilizzo della rete capillare degli uffici di PST (12,800 sportelli) per distribuire i servizi TIM, la cessione a TIM delle attività Luce&Gas di PST, il trasferimento del contratto di PST come MVNO dalla rete Vodafone a quella di TIM.
La Repubblica rilancia anche l’ipotesi di scorporo di TIM Consumer e fusione con Iliad Italia, con l’obiettivo di ridurre i player retail da 4 a 3.
Sempre secondo il Messaggero, TIM ha avviato una rinegoziazione con le banche per ristrutturare una linea di credito revolving (RCF). Le banche coinvolte hanno il mandato di estendere la scadenza al 2030, ridurre l’importo (da Eu4bn a Eu3bn) e rivedere il pricing. Questa mossa si inserisce in un contesto finanziario migliorato, grazie all’indebitamento netto after lease sceso sotto i Eu7.3bn dopo la cessione della rete e della quota in INWIT.
Effetto
A seguito della cessione del 5.38%, VIV non dovrebbe più esercitare una minoranza di blocco in sede di EGM TIM, dove è richiesto un quorum deliberativo qualificato (2/3 dei voti favorevoli) per approvare operazioni straordinarie.
Per neutralizzare l’influenza residua esercitata da VIV, sarebbe ora sufficiente un fronte coeso con una partecipazione pari al 56%, soglia coerente con i livelli di affluenza registrati nelle recenti assemblee (53.4% nel 2023, 57.8% nel 2022, 59.1% nel 2021).
In precedenza, per neutralizzare il peso di VIV con la quota del 23.75%, sarebbe stato necessario un quorum del 72%.
Non vediamo significativi rischi di overhang sulla quota residua, considerando l’interesse in TIM già manifestato da Poste Italiane e da altri potenziali investitori, come CVC. Riteniamo plausibile che VIV, prima di completare la dismissione, preferisca attendere le prossime mosse di Poste Italiane e valutare l’evoluzione del titolo in Borsa.
In particolare, un eventuale rally legato alla rimozione dello sconto sulla governance potrebbe offrirle l’opportunità di monetizzare le quote residue in TIM a condizioni più favorevoli. Tra le due classi di azioni, riteniamo che le azioni di risparmio (su cui manteniamo una chiara preferenza, con raccomandazione BUY e TP di Eu0.46) siano le principali beneficiarie del nuovo corso, considerando la maggiore probabilità di raggiungere un accordo sulla conversione in titoli ordinari (operazione bloccata 10 anni fa per l’astensione di VIV) che porterebbe ad una semplificazione e ottimizzazione della struttura del capitale.
Azioni menzionate
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