Tim - Vivendi potrebbe cedere la sua quota in più tranche
Un’uscita di scena parziale e completa di Vivendi sarebbe positiva per Tim

Fatto
Secondo Il Giornale, Vivendi sarebbe disposta a cedere la propria quota del 23,75% in TIM in più tranche.
Continua il dialogo con Poste (PST IM), che potrebbe aumentare la propria partecipazione del 14% per avvicinarsi alla soglia del 25% senza superare il limite che farebbe scattare l’OPA obbligatoria. CVC resterebbe interessata ad acquisire una parte della quota, mentre il restante 10% potrebbe rappresentare un’opzione d’investimento per TIM stessa, anche se non è stata ancora presa alcuna decisione.
Se CVC non dovesse acquistare, Vivendi potrebbe trattenere temporaneamente il 10% e venderlo in un secondo momento.
Poste punta a un accordo amichevole con Vivendi, che secondo il quotidiano potrebbe concretizzarsi entro l’assemblea del 24 giugno. Resta incerta, infine, la conferma dell’AD Labriola qualora Vivendi restasse nel capitale. Vivendi potrebbe inoltre tentare di contrastare eventuali operazioni straordinarie, come la conversione delle azioni di risparmio e altri temi. Tuttavia, con un suo parziale disimpegno, non eserciterebbe più una minoranza di blocco.
Effetto
Un’uscita di scena parziale e completa di Vivendi sarebbe positiva per TIM perché potrebbe preludere ad una distensione nella governance, creando le condizioni per iniziative di creazione del valore, tra cui la razionalizzazione della struttura del capitale, e facilitare un dialogo anche con CVC/Iliad per un ulteriore consolidamento del mercato. Il nodo principale resta il valore della partecipazione di VIV, acquistata a un prezzo medio di 1.08€ per azione contro gli attuali 0.29€, con una perdita potenziale di oltre €2.5bn.
Per questa ragione, VIV potrebbe essere indotta ad esercitare la sua influenza nella governance come leva negoziale per ottenere una exit a premio rispetto alle attuali valutazioni di mercato e minimizzare le perdite sul suo investimento in TIM. Se lo stallo decisionale dovesse persistere, non escludiamo che Poste possa incrementare la propria partecipazione in TIM, comprando azioni sul mercato per portarsi al 24% del capitale ordinarie (ulteriore investimento da c. Eu0.6bn ai prezzi correnti), con l’obiettivo di riequilibrare gli assetti nella governance e sbloccare iniziative di creazione del valore (abbattimento capitale sociale per liberare riserve e remunerare gli azionisti, conversione/buyback titoli di risparmio, consolidamento del mercato).
Azioni menzionate
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