TIM - Vivendi mette a pegno azioni TIM e MFE a garanzia di un suo piano di finanziamento

Vivendi ha siglato accordi bilaterali di finanziamento strutturato con cinque istituti bancari per un ammontare complessivo di 2 mld

Autore: Team Websim Corporate
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Fatto

Vivendi ha siglato accordi bilaterali di finanziamento strutturato con cinque istituti bancari per un ammontare complessivo di Eu2bn.

Gli accordi scadono a settembre 2026 e sono prorogabili di un anno.

L'operazione è finalizzata a reperire la liquidità necessaria per il rimborso anticipato delle obbligazioni in essere, requisito preliminare per avviare il piano di scissione del gruppo in quattro nuove entità societarie.

I finanziamenti sono garantiti da derivati cash-settled su una porzione delle azioni Universal Music Group (UMG) e da pegni su partecipazioni strategiche in UMG (stake 9.94%, c.Eu4.3bn ai prezzi correnti), Telefonica (stake del 1.04%, c.Eu260mn ai prezzi correnti), TIM (stake del 23.75% nel capitale ordinario, c. Eu0.9bn ai prezzi correnti) e Media -For-Europe (stake complessivo del 19.79%, c.Eu0.4bn ai prezzi correnti), potenzialmente soggette a "margin call" in caso di flessione dei prezzi.

Nonostante le garanzie, Vivendi ha fatto sapere che manterrà il pieno controllo e i diritti di voto su tali partecipazioni, assicurando che gli accordi non precluderanno eventuali dismissioni future.

L'azienda ha ribadito che non sussistono rischi di insolvenza, dal momento che l’operazione non comporta rischi di insolvenza e l’azienda avrà la liquidità necessaria per onorare i pagamenti obbligazionari.

La proposta di break up del Gruppo Vivendi sarà esaminata a ottobre e, in caso di esito favorevole, verrà sottoposta all’assemblea straordinaria degli azionisti a dicembre.

Effetto

Nonostante le rassicurazioni di Vivendi, non disponiamo di dettagli sufficienti sul numero di azioni TIM poste a garanzia né sulle condizioni relative all’esercizio della "margin call".

Tuttavia, riteniamo improbabile che questi accordi standard di finanziamento possano generare rischi di "overhang" sulle partecipazioni date in garanzia, considerando il solido standing creditizio di Vivendi.

Il rischio maggiore per Vivendi è l’obbligo di integrare le garanzie in caso di una significativa riduzione del prezzo dei titoli.

Per questo motivo, è nell’interesse stesso di Vivendi che il titolo TIM non subisca significativi deprezzamenti.

Questa situazione dovrebbe scoraggiare i francesi d all’adottare strategie destabilizzanti o di contrasto con l’attuale management (ricordiamo il ricorso ordinario contro la cessione di NetCo, la cui prossima udienza è fissata per gli inizi di novembre), evitando tensioni nella governance che potrebbero deprimere ulteriormente il valore del titolo.

In questo scenario, un eventuale disimpegno completo di Vivendi dalle future decisioni assembleari di TIM consentirebbe all'azienda una maggiore autonomia nell'attuare operazioni di ottimizzazione della struttura del capitale, come la conversione delle azioni di risparmio, senza il rischio di veti da parte del socio francese come accaduto in passato.



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