TIM - Vivendi chiede chiarimenti alla UE sul ruolo del MEF

Vivendi (VIV) ha chiesto alla Commissione europea di esaminare il ruolo svolto dal Tesoro nel progetto di vendita della rete fissa

Autore: Team Websim Corporate
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Fatto

Vivendi (VIV) ha chiesto alla Commissione europea di esaminare il ruolo svolto dal Tesoro nel progetto di vendita della rete fissa, secondo una lettera visionata da Reuters. In una lettera del 18 gennaio alla Direzione Generale dell’antitrust UE, VIV chiede di prestare "attenzione al ruolo e al coinvolgimento del Ministero dell'Economia (MEF) nella concentrazione” e verificare se sussiste l'obbligo di notifica da parte del ministero, oltre ai termini della vendita ed eventuali problemi di concentrazione.

Un portavoce di VIV ha rifiutato di commentare la lettera, ma ha ribadito che l'azienda si appellerà a tutte le sedi per far valere i propri diritti e il proprio ruolo di maggiore azionista. Dal canto suo, KKR intende notificare alle autorità antitrust UE entro la fine di gennaio l’acquisizione di NetCo.

Secondo la stampa, l'obiettivo di VIV è di avere un parere sulla presenza del Tesoro nell'acquisizione. Se così dovesse risultare ci sarebbero evidenti conseguenze sulla causa intentata a metà dicembre in Italia da VIV contro Tim, infatti un eventuale ruolo del MEF implicherebbe l'obbligatorietà del coinvolgimento del comitato parti correlate e la convocazione di un'assemblea, come piu volte chiesto da VIV.

La Repubblica, in particolare, ricorda che il MEF, attraverso CDP, è anche il primo azionista della rete rivale di Open Fiber (60% della Cassa e 40% di Macquarie) e secondo maggior azionista di TIM (9.8%). Il giornale sottolinea le ricadute antitrust sulla concorrenza tra NetCo e Open Fiber, se dovesse essere accertato che il governo influisce sulla governance del gruppo TIM e dall’altro il MEF insieme a F2i avrà una minoranza rilevante di NetCo. Una questione che, se accolta, potrebbe allungare i tempi del via libera di Bruxelles, o imporre dei rimedi all'operazione NetCo.

Effetto

La richiesta formulata VIV all’antitrust UE sposta il terreno dello scontro ad un livello più alto rispetto all’aula del tribunale di Milano (che sarà chiamato ad esprimersi sul ricorso ordinario di VIV presentato a dicembre) e chiama direttamente in causa i rapporti tra Unione Europea e l’attuale governo italiano. Al momento il MEF non è direttamente e formalmente coinvolto in NetCo e questo spiega perché l’operazione dovrebbe essere presto notificata a DGCOMP soltanto da KKR in qualità di unico acquirente.

Ricordiamo che i Sindaci e il Comitato Parti Correlate di TIM, non avevano ravvisato la necessità di attivare la Procedura Parti Correlate per il fatto che il MEF (azionista di CDP presente nell’azionariato di TIM con poco meno del 10% e ritenuta parte correlata dalla società) avesse solo opzionato il 20% di NetCo, una volta passata al consorzio guidato da KKR.

La questione sollevata da VIV riguarda essenzialmente il ruolo del MEF in CDP, società a controllo pubblico (all’83% partecipata dal MEF) con la presenza anche di azionisti privati (fondazioni bancarie 16%), con un ruolo centrale sulla governance. Per questa ragione, il MEF non esercita oggi attività di direzione e coordinamento su CDP. D’altro canto, in base al decreto del MEF del 18 giugno 2004 n. 59627, “la CDP S.p.A. è tenuta a consultare preventivamente il Ministero” e “ad attenersi alle indicazioni motivate dello stesso ove difformi dalla proposta formulata”.

Un eventuale pronunciamento dell’antitrust UE a favore di VIV potrebbe avere implicazioni importanti non solo sull’operazione NetCo (con possibili ritardi nella review o potenziali rimedi) ma anche su altre partite in cui è coinvolta CDP oggi, per questa ragione non escludiamo una presa di posizione ufficiale da parte del governo.



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