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Confermate le trattative per arrivare ad un accordo tra Open Fiber e FiberCop

Autore: Redazione
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Fatto

Secondo il Corriere della Sera, i colloqui per la creazione della rete unica potrebbero riprendere a breve, con il governo italiano intenzionato a imprimere un’accelerazione al processo, senza incontrare opposizione da parte di KKR. Milano Finanza conferma che le trattative potrebbero iniziare nelle prossime settimane e anticipa un piano per lo scorporo delle aree nere da Open Fiber, con l’integrazione delle aree grigie e bianche in FiberCop.

Questa operazione potrebbe garantire a TIM un earn-out fino a Eu2.5bn. Sul fronte della cessione di Sparkle, i ritardi da parte di Asterion e MEF sarebbero attribuibili a problematiche burocratiche piuttosto che a difficoltà di finanziamento, che prevederebbe una struttura bilanciata tra equity e debito, in contrasto con le precedenti ipotesi di Eu100mn di equity e Eu600mn di finanziamento bancario.

Per quanto riguarda il canone concessorio, TIM starebbe valutando se richiedere al MEF il pagamento di Eu1bn dopo la sentenza della Corte, una decisione complessa sotto il profilo politico. Rimane possibile un accordo extragiudiziale, nonostante il MEF abbia rifiutato un’offerta iniziale di Eu850mn da parte di TIM. Infine, Vivendi potrebbe riconsiderare il proprio ruolo nella governance di TIM, soprattutto se arrivasse all’AGM di aprile senza aver ceduto la propria quota del 23.75%. Il governo, scettico sull’ipotesi di uno spezzatino di TIM, potrebbe tornare a far sentire la propria voce tramite CDP se VIV dovesse decidere di tornare attiva sul dossier.

Effetto

Non emergono nuovi spunti salvo la conferma sulle trattative per arrivare ad un accordo tra Open Fiber e FiberCop. Questi sviluppi dovrebbero offrire maggiore visibilità sull’earnout negoziato tra TIM e KKR, garantendo una finestra di quasi due anni per raggiungere un accordo.

Un’intesa tra FiberCop e OF entro fine dicembre 2026 (a 30 mesi dalla cessione di FiberCop) permetterebbe a TIM di incassare un earnout fino a max. Eu2.5bn (75% delle sinergie industriali) da noi riflesso ad una probabilità del 40% nella nostra SOP (circa €0.05 per azione) che ci porta ad un TP di Eu0.38/azione ordinaria.  

Una fusione limitata alle sole bianche e grigie non dovrebbe comportare issue antitrust, soprattutto se Macquarie (40% di OF) sarà disponibile a rilevare le aree nere di OF o a cederle ad altri operatori (immaginiamo Fastweb/Vodafone o a player regionali). Con la costituzione di un operatore unico regolamentato non escludiamo la futura adozione di un regime regolatorio incentivante stile RAB. Questo da un lato aumenta la possibilità di massimizzare l’earnout a favore di TIM, dall’altro potrebbe comportare un aumento delle tariffe wholesale, che verosimilmente gli operatori trasferirebbero ai clienti finali.



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