Tim - Poste Italiane sale al 24,81% del capitale

L’entrata di Poste nel capitale dovrebbe favorire una più veloce estrazione di sinergie

Autore: Redazione
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Fatto

È stato ufficializzato ieri il passaggio di quote tra Poste Italiane (PST) e Vivendi (VIV): PST sale al 24,81% di TIM, diventandone il primo azionista, mentre VIV scende al 2,506%.

L’acquisto del 15%, annunciato il 29 marzo, è stato notificato alla Consob dopo il via libera dell’AGCM, arrivato il 22 maggio.

PST considera la partecipazione di “collegamento”, esercitando un’influenza notevole sulla governance. In vista dell’assemblea di TIM del 24 giugno, PST avrebbe tempo fino a fine mese per proporre propri consiglieri, ma nella dichiarazione del 23 maggio ha escluso interventi immediati sulla governance, pur riservandosi future valutazioni. Resta confermata l’intenzione di PST di non superare la soglia d’OPA del 25%.

Effetto

Con il venir meno della minoranza di blocco esercitata da VIV in assemblea e l’ingresso di un nuovo azionista industriale di lungo termine come PST, TIM dovrebbe continuare a beneficiare di una riduzione dello sconto legato al rischio di governance, che ha storicamente pesato sulla valorizzazione del titolo.

Tra le due classi di azioni, riteniamo che le azioni di risparmio (su cui manteniamo una chiara preferenza, con raccomandazione BUY e TP di Eu0.53 vs TP ord di Eu0.45) siano le principali beneficiarie del nuovo corso, considerando la maggiore probabilità di raggiungere un accordo futuro sulla conversione in titoli ordinari (operazione bloccata 10 anni fa per l’astensione di VIV) che porterebbe ad una semplificazione e ottimizzazione della struttura del capitale.

Dal canto suo l’entrata di PST nel capitale dovrebbe favorire una più veloce estrazione di sinergie, grazie anche alla modifica dell'oggetto sociale di TIM proposta all’AGM.

La stima preliminare di €100mn/anno di EBITDAaL incrementale, riportata dal Messaggero il 17 maggio e legata all’upselling di nuovi servizi digitali, ci sembra ragionevole: sulle nostre stime 2025-26, implicherebbe un interessante upside di circa il 5% sull’EBITDAaL domestico e di poco inferiore al 3% a livello di Gruppo.



Azioni menzionate

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