TIM - Rumours su coinvolgimento di Poste in TIM e altre news

Il coinvolgimento di una partecipata pubblica per rilevare il pacchetto di Vivendi del 23.75% in TIM ord (controvalore di Eu972mn ai prezzi correnti) potrebbe aprire un nuovo corso nella governance del Gruppo

Autore: Team Websim Corporate

Fatto

Il Fatto Quotidiano di sabato riferisce che il governo sarebbe di nuovo al lavoro per cercare una soluzione al dossier TIM. Tra le opzioni al vaglio della premier Meloni ci sarebbe un coinvolgimento di una partecipata pubblica come Poste nell’azionariato di TIM, rilevando la quota del 23.9% attualmente detenuta da Vivendi, oltre a quella di CDP (9.8%) e studiando un meccanismo che eviti l’obbligo di OPA (soglia al 25%). 

L'AD Pietro Labriola proporrà ai consiglieri di chiedere un ulteriore miglioramento delle offerte ricevute per la rete nel prossimo board convocato il 4 maggio, riferisce Reuters. KKR e il consorzio composto da CDP e Macquaire hanno presentato due offerte rispettivamente da Eu21bn (includendo earnout per Eu2bn) e Eu19.3bn, aumentando entrambi le loro iniziali proposte di un Eu1bn l’una.

La Commissione Europea ha ratificato la delibera dell'Agcom che rivede i prezzi wholesale dei servizi di accesso alla rete di TIM, con un rialzo dei prezzi del rame già a partire da quest’anno. 
 

Effetto

Il coinvolgimento di una partecipata pubblica per rilevare il pacchetto di Vivendi del 23.75% in TIM ord (controvalore di Eu972mn ai prezzi correnti) potrebbe aprire un nuovo corso nella governance del Gruppo, ma richiederebbe necessariamente un accordo sul prezzo con Vivendi.

Questo ci sembra oggi poco probabile, considerando le richieste dei francesi sulla valorizzazione della rete (Eu26-31bn) che implicherebbero una valutazione decisamente a premio per le azioni TIM (Eu0.6-0.7/azione), inoltre per evitare l’obbligo d’OPA la quota di CDP (9.8%) dovrebbe restare separata per evitare il superamento del 25%. In assenza di un accordo con VIV  sul prezzo, il governo potrebbe invece rilevare la quota del 10% in TIM detenuta da CDP tramite lo stesso MEF o un’altra partecipata pubblica diversa da CDP (evitando cosi issue antitrust legate alla presenza di CDP in OF e salire al 25% di TIM (soglia d’OPA) e neutralizzare in questo modo la minoranza di blocco detenuta da VIV nell’EGM di TIM: questo dovrebbe garantire maggiore equilibrio e stabilità nella governance del Gruppo e un effettivo presidio pubblico di un’azienda strategica per il Paese. In vista del CdA di questa settimana e in assenza di piani alternativi altrettanto credibili per un significativo abbattimento del debito di TIM, continuiamo a ritenere che il CdA debba proseguire con il percorso di cessione di NetCo nel migliore interesse di tutti gli azionisti TIM e selezionare un’offerta migliorativa da sottoporre alla volontà sovrana dell’AGM. Il rischio di vendere un asset a valutazioni meno attraenti è a nostro avviso di gran lunga inferiore rispetto a quello che potrebbe correre TIM senza un liquidity event alternativo, scenario che potrebbe portare ad un maxi aumento di capitale iperdiluitivo e alla necessità di una profonda ristrutturazione del Gruppo con pesanti conseguenze anche sul personale. 

Su TIM [TLIT.MI] raccomandazione MOLTO INTERESSANTE, target price 0,42 euro.



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