TLC - Principale partito svizzero si oppone all'M&A Swisscom/Vodafone
La SVP è contraria ad acquisizioni all’estero da parte di Swisscom con una garanzia statale di fatto

Fatto
Principali indicazioni di stampa:
• Fastweb-Vodafone: la SVP, principale partito politico svizzero, si oppone alla possibile acquisizione di Vodafone Italia da parte di Swisscom, di cui la confederazione elvetica è il primo azionista con il 51% del capitale. La SVP è contraria ad acquisizioni all’estero da parte di Swisscom con una garanzia statale di fatto. Swisscom ha già fatto una serie di operazioni all'estero in perdita con svalutazioni miliardarie (Ungheria, India, Malesia, Germania, Italia) e se vuole la piena libertà imprenditoriale, deve essere privatizzata.
• Lista CDA: il CdA uscente starebbe pensando ad un candidato donna per la presidenza da affiancare al CEO Labriola . Tra i nomi Patrizia Grieco (Anima, Assonime), Claudia Parzani (Borsa Italiana), Emma Marcegaglia e Paola Severino (ex ministro della giustizia nel governo Monti)
• Sindacati TIM: previsto questa mattina un incontro online con le rappresentanze sindacali nazionali di settore su strumenti e misure per l'ottimizzazione e la gestione del personale, politiche di lavoro flessibile.
Effetto
I malumori della politica in Svizzera e la reazione poco convinta del mercato (Vodafone -0.2%, Swisscom -1.4%) ai comunicati stampa di ieri, potrebbero condizionare le trattative in corso tra Vodafone e Swisscom in Italia e non escludiamo che Iliad possa tornare di nuovo alla carica con una terza offerta per Vodafone Italia, in questo caso interamente cash e sul 100% dell’asset, da contrapporre a quella di Swisscom. Il fattore prezzo, al di là dei minori impedimenti antitrust, è destinato ad irrompere nella trattativa e rappresentare il principale elemento negoziale.
L’offerta di Swisscom valorizza Vodafone Italia Eu8bn in termini di enterprise value (tutto equity e niente debito), ad un multiplo di 6x l’EBITDAaL FY23/24 o 7.6x l’EBITDAaL rettificato per circa Eu273mn (Eu176mn di oneri infragruppo e Eu97mn di oneri non monetari) relativi essenzialmente alle attività svolte dal Gruppo per l’Italia e per lo sfruttamento del logo. Iliad aveva offerto Eu10.45bn, ovvero 7.8x EBITDA (o quasi 10x al netto degli oneri intragruppo), ma a fronte di una minore componente cash (Eu6.6bn) e della possibilità di mantenere una quota di minoranza nella JV.
A queste valutazioni, Vodafone difficilmente riuscirebbe a remunerare l’esborso per le frequenze 5G (Eu2.4bn) e gli investimenti realizzati in Italia negli ultimi 8 anni (quasi Eu6bn), per questa ragione riteniamo che una completa uscita dal mercato italiano meriti multipli più elevati, scenario percorribile con un’asta competitiva tra più controparti.
Non escludiamo che in caso di definitivo fallimento delle trattative con Vodafone, Iliad potrebbe spostare le sue mire su Wind3 (maggiore concentrazione di quota di mercato ma buona complementarità sullo spettro, dal momento che Wind3 non ha spettro 700Mhz a differenza di Iliad), o piuttosto su TIM Consumer (maggiore attrattività per Iliad da elevata esposizione di TIM al segmento fisso), scenario che aumenterebbe l’appeal speculativo sul Gruppo.
Tuttavia, TIM Consumer è oggi un asset ancora in fase di turnaround per cui non escludiamo che Iliad possa guardare ad una JV piuttosto che ad un’acquisizione, almeno in una fase iniziale. L’alternativa per Iliad è scendere a trattative con Vivendi per rilevare lo stake del 23.75% (ammesso che l’antitrust UE lo consenta) e studiare un’operazione di più ampia portata per il riassetto di TIM Gruppo.
Quest’ultima operazione ci sembra oggi più complicata qualsiasi riassetto post cessione di NetCo dovrà, in ogni caso, assicurare un presidio pubblico degli altri asset strategici rimasti, come TIM Entreprise (datacenter e Telsy) e TIM Sparkle.
Azioni menzionate
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