TIM - Poste rileva il 15% da Vivendi e diventa il primo azionista
Il completamento dell'operazione è previsto per il primo semestre del 2025, subordinato all'approvazione da parte dell'Autorità Antitrust.

Fatto
Poste Italiane ha finalizzato l'acquisto del 15% delle azioni di TIM da Vivendi per 684 milioni di euro, al prezzo di 0,2975 euro per azione. Con questa operazione, Poste Italiane arriva a detenere il 24,8% del capitale ordinario di TIM, diventando il principale azionista del gruppo.
Vivendi manterrà una quota residua del 2,5% con diritti di voto e, secondo quanto riportato dalla stampa, potrebbe richiedere un posto nel Consiglio di Amministrazione. L'accordo prevede anche che Postepay, il servizio di pagamento di Poste Italiane, possa accedere alla rete mobile di TIM a partire dal 2026. Il completamento dell'operazione è previsto per il primo semestre del 2025, subordinato all'approvazione da parte dell'Autorità Antitrust.
Effetto
Non prevediamo forti aumenti nel prezzo delle azioni di TIM, poiché l'operazione era già stata anticipata dalla stampa nei giorni precedenti e in parte già scontata dal mercato. Tuttavia, non escludiamo una reazione tardiva da parte di quegli investitori che fino ad ora hanno adottato un atteggiamento di attesa.
È plausibile che molti fondi di investimento orientati al lungo periodo preferiscano attendere i risultati del primo trimestre del 2025, previsti per il 7 maggio, prima di cominciare a costruire posizioni, per poi consolidarle, soprattutto sui titoli di risparmio, da fine maggio in poi. Questo avverrà qualora dovessero emergere maggiori informazioni dalle udienze della Corte di Cassazione riguardanti il canone 1998 (in programma per il 27 maggio) e dall'assemblea del 24 giugno.
L'assemblea, oltre all'approvazione del bilancio 2024, potrebbe essere chiamata a rinnovare il Consiglio di Amministrazione e a deliberare su iniziative straordinarie, come la riduzione del capitale sociale (per liberare riserve e ripristinare la remunerazione agli azionisti) e/o la semplificazione della struttura del capitale (conversione delle azioni di risparmio).
Per quanto riguarda l'antitrust, non ci aspettiamo l'imposizione di rimedi significativi nell'ambito dell'istruttoria in corso per l'approvazione del passaggio delle quote tra Vivendi e Poste Italiane, ad eccezione di eventuali prescrizioni relative alla governance e alla creazione di misure più rigide per operazioni con parti correlate.
Le potenziali sinergie industriali tra Poste Italiane e TIM saranno oggetto di un'analisi più approfondita nei prossimi mesi e potrebbero trovare adeguata rappresentazione nel prossimo piano industriale di TIM/Poste. Se le indiscrezioni di stampa dovessero essere confermate, le sinergie potrebbero risultare molto rilevanti, con risparmi sui costi stimati tra 200 e 300 milioni di euro derivanti dall'uso della rete di 12.400 uffici postali di Poste Italiane.
Inoltre, ci sarebbe un incremento dell'EBITDA di circa 200 milioni di euro grazie alla migrazione del contratto MVNO di Postepay dalla rete Vodafone a quella di TIM.
Complessivamente, questi benefici rappresenterebbero un vantaggio pari al 20-24% dell'EBITDA a valori di mercato di TIM (la nostra stima per il 2026 è di 2.084 milioni di euro) e al 10-12% dell'EBITDA del Gruppo (la nostra stima per il 2026 è di 4.042 milioni di euro).
Azioni menzionate
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