Tim - Possibile cambio management in FiberCop

Accogliamo positivamente le aperture di KKR sulle trattative con Open Fiber

Autore: Redazione
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Fatto

Secondo indiscrezioni, il CdA di FiberCop, in programma oggi, potrebbe accettare le dimissioni dell’AD Luigi Ferraris, in carica da luglio 2024, a causa di divergenze strategiche con il fondo KKR, principale azionista. KKR starebbe valutando anche la sostituzione del CFO Andre Rogowsky, con l’intenzione di individuare rapidamente un successore. Recentemente, la società ha già affrontato cambiamenti manageriali, tra cui l’uscita dell’ex CTO Elisabetta Romano, sostituita da Stefano Paggi.

Questi avvicendamenti si inseriscono mentre FiberCop lavora a un nuovo piano di investimenti, destinato a interessare il mercato finanziario, vista la rilevante presenza di obbligazioni ex-TIM in mano agli investitori. Nel frattempo, KKR avrebbe manifestato la disponibilità a discutere con Open Fiber il progetto della rete unica nazionale, secondo quanto riportato da Repubblica.  

Effetto

Accogliamo positivamente le aperture di KKR sulle trattative con Open Fiber, in linea con le recenti indiscrezioni di stampa (Sole 24 Ore, 23 dicembre) sull'avvio, a partire dal mese di febbraio, di un cantiere per la Rete Unica, fortemente sostenuto dal  Governo.

Questi sviluppi dovrebbero offrire maggiore visibilità sull’earnout negoziato tra TIM e KKR, garantendo una finestra di quasi due anni per raggiungere un accordo.

Un’intesa tra FiberCop e OF entro fine dicembre 2026 (a 30 mesi dalla cessione di FiberCop) permetterebbe a TIM di incassare un earnout fino a max. Eu2.5bn (75% delle sinergie industriali) da noi riflesso ad una probabilità del 40% nella nostra SOP (circa €0.05 per azione) che ci porta ad un TP di Eu0.38/azione ordinaria.

Una fusione limitata alle sole bianche e grigie non dovrebbe comportare issue antitrust, soprattutto se Macquarie sarà disponibile a rilevare le aree nere di Open Fiber. Con la costituzione di un operatore unico regolamentato non escludiamo la futura adozione di un regime regolatorio incentivante stile RAB. Questo da un lato aumenta la possibilità di massimizzare l’earnout a favore di TIM, dall’altro potrebbe comportare un aumento delle tariffe wholesale, che verosimilmente gli operatori trasferirebbero ai clienti finali.

Dall’altro, i maggiori ritorni sul capitale investito potrebbero preludere ad un significativo re-rating del multiplo valutativo (ci aspettiamo in area 15-20x EBITDA), rispetto al 9.9x riconosciuto da KKR per NetCo (o 11.6x includendo interamente gli earnout futuri).



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