TIM - Open Fiber attende il verdetto della consultazione sulle aree grigie
Una fusione limitata alle sole bianche e grigie non dovrebbe comportare issue antitrust

Fatto
Il Sole24Ore parla del rollout aree grigie, dove Open Fiber punta ad espandere la rete in fibra ottica.
Si è appena conclusa la consultazione per includere 96,070 numeri civici di prossimità, più facilmente raggiungibili rispetto a quelli originariamente previsti dai bandi. FiberCop ha partecipato, ma senza compromettere i piani di Open Fiber, che deve completare i lavori entro giugno 2026 per non perdere i fondi PNRR. Infratel e Agcom stanno valutando le richieste: se i civici di prossimità non saranno confermati, Open Fiber dovrà includere civici più distanti, fino a 300 metri rispetto ai bandi iniziali. Tuttavia, quelli a meno di 50 metri non possono essere finanziati per le regole UE.
Open Fiber attende anche una decisione del NARS (Nucleo di consulenza per l’Attuazione delle Linee guida per la Regolazione dei Servizi di pubblica utilità, organo della Presidenza del Consiglio) per un’erogazione di fondi pubblici per Eu600mn nelle aree bianche, per riequilibrare le condizioni della concessione, vinta da Open Fiber. La società si trova inoltre in una fase di prorogatio, in attesa del rinnovo del CdA. Sullo sfondo, torna il progetto della rete unica, favorito dalla presenza dello Stato nell’azionariato di entrambe le società.
Effetto
Sottolineiamo la necessità per FiberCop e OF di trovare un accordo per evitare duplicazioni di investimenti e spreco di fondi pubblici, nonché dissinergie nell'implementazione della fibra nelle aree grigie e competere meglio con nuove tecnologie come quella satellitare promossa da Starlink. Ad inizio settembre KKR in risposta ad un articolo de La Repubblica aveva respinto le accuse di voler bloccare rete unica e confermato l’impegno a creare sinergie.
Secondo il giornale, KKR potrebbe avere interesse ad aspettare il default di Open Fiber ed evitare di pagare l’earnout a favore di TIM sulla rete unica.
Riteniamo che il governo italiano abbia un forte interesse ad evitare il default di OF, non solo per la maggiore esposizione economica in OF (al 60% controllata da CDP) rispetto a FiberCop ma anche considerando il rischio di perdere Eu1.8bn di fondi PNRR se il progetto Italia a 1Giga non venisse completato entro giugno 2026.
Inoltre, per l’ottenimento di un regime regolatorio incentivante in stile RAB a favore di FiberCop, che renderebbe ancora più conveniente l'exit di KKR (e comporterebbe un ulteriore earnout di Eu0.4bn a favore di TIM) è nell’interesse stesso di KKR collaborare attivamente con il governo italiano. Dal canto suo, il governo potrebbe porre condizioni più stringenti per FiberCop, ad esempio anticipando la scadenza per lo switch off dal rame alla fibra (il 2030 è il termine ultimo fissato dalla UE), che comporterebbe maggiori investimenti per FiberCop nel breve termine. Ricordiamo che una combinazione futura o partnership industriale tra FiberCop e OF entro 30 mesi dal recente closing (ovvero entro fine 2026) potrebbe consentire a TIM di incassare un earnout complessivo fino a Eu2.5bn (75% delle sinergie industriali) da noi riflesso ad una probabilità del 50% nella nostra SOP (circa €0.07 per azione).
Una fusione limitata alle sole bianche e grigie non dovrebbe comportare issue antitrust, soprattutto se Macquarie (azionista al 40% di OF) dovesse essere disponibile a rilevare le aree nere di OF (pressoché in completo overlap con quelle di FiberCop).
Azioni menzionate
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