TIM - 3 grane in attesa di soluzione: finanziamento, aiuti di stato, personale

Il MEF deve trovare 10 mld euro per entrare nella partita della rete e per rifinanziare OpenFiber. L'UE deve approvare l'intesa pubblico/privato. Il nodo chiave è il personale in eccesso di Tim.

 

Autore: Team Websim Corporate

Fatto

La stampa (La Repubblica, La Stampa) si concentra principalmente sui rischi legati all'accordo tra KKR e il MEF per consentire al MEF di acquisire una partecipazione strategica fino al 20% in NetCo. Ecco i punti principali:

- Vivendi: Venerdì, Vivendi ha comunicato di apprezzare l'impegno del governo e ha auspicato l'apertura di un dialogo serio con tutti gli azionisti. Dopo Ferragosto è previsto un incontro tra Yannick Bollorè (chairman di Vivendi) e il governo a Roma. Vivendi potrebbe accettare una valutazione inferiore per NetCo rispetto a quella indicata precedentemente (La Stampa cita 26 miliardi di euro anziché i 30-31 miliardi di euro indicati come soglia minima per i francesi), a condizione di ricevere rassicurazioni sulla sostenibilità di ServiceCo. Tuttavia, è improbabile un miglioramento dell'offerta da parte di KKR.

- Finanziamento: Il MEF deve trovare complessivamente circa 10 miliardi di euro per la partecipazione in NetCo (circa 2,6 miliardi di euro) e per rifinanziare Open Fiber, attualmente in difficoltà. Il consiglio di amministrazione di Open Fiber si terrà il prossimo 25 settembre.

- Aiuti di Stato: Entro metà settembre, dovrebbe essere firmato il DPCM che permetterà al MEF di entrare nel consorzio per NetCo. La valutazione da parte dell'UE è prevista solo dopo la pre-notifica dell'operazione. La normativa UE sugli aiuti di Stato richiede che l'investimento pubblico avvenga con la stessa logica di un investitore privato. Se da un lato questo aspetto non rappresenta un problema particolare per il MEF, considerando anche il ruolo di KKR, dall'altro l'attenzione dell'UE potrebbe concentrarsi sulla congruità del valore dell'asset, sull'occupazione e sul MSA tra ServiceCo e NetCo per escludere eventuali favoritismi nei confronti di ServiceCo rispetto ad altri operatori di mercato. Inoltre, si pone l'opportunità di risolvere il conflitto di interessi legato alla presenza dello Stato (tramite CDP) sia in TIM che in Open Fiber. È importante notare che la Commissione attuale sta terminando il suo mandato e la stessa Vestager potrebbe ritirarsi in anticipo per assumere un altro incarico, quindi il dossier potrebbe essere riesaminato da un nuovo esecutivo UE.

Effetto

Dalla stampa del weekend non emergono nuove informazioni. Tuttavia, abbiamo la sensazione che i principali problemi in discussione (come Vivendi, l'esame dell'UE sul rispetto delle norme sugli aiuti di stato e l'antitrust) possano essere gestiti trovando un accordo che garantisca la sostenibilità della ServiceCo (debito, personale, MSA con NetCo) senza danneggiare gli interessi degli altri operatori di mercato. Tra le preoccupazioni sulla sostenibilità economica della ServiceCo, c'è la richiesta di Vivendi di ridurre il numero di dipendenti a non più di 8.000. Tuttavia, questa richiesta sembra difficile da accogliere, a meno di una ristrutturazione radicale che comporterebbe costi one-off di oltre 2 miliardi di euro per uscite anticipate a carico di KKR/MEF (come indicato nel precedente CMD, TIM aveva stimato un costo di circa 240 milioni all'anno per 9 anni). Il piano di razionalizzazione di TIM (presentato nel CMD di luglio 2022) prevede che nella ServiceCo domestica rimangano circa 19.000 dipendenti (5.000 in TIM Enterprise e 14.000 in TIM Consumer), con una previsione di riduzione a circa 17.000 entro il 2025-2026, più del doppio dei 8.000 richiesti da Vivendi.



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