TIM - Labriola: consolidamento TLC e fairshare non rinviabili
Le dichiarazioni di Labriola arrivano alla vigilia del Mobile World Congress, il più importante evento delle Tlc a livello globale che inizierà oggi a Barcellona

Fatto
A pochi giorni dal libro bianco dell'Ue sulle telecomunicazioni, il CEO di Tim, Pietro Labriola, è intervenuto sul fair share (l'equo contributo che le Tlc chiedono alle Big Tech) e sul consolidamento , due interventi "non più rinviabili" secondo il manager.
Le dichiarazioni di Labriola arrivano alla vigilia del Mobile World Congress, il più importante evento delle Tlc a livello globale che inizierà oggi a Barcellona.
Effetto
L’eventuale consolidamento nel mercato italiano potrebbe rappresentare un importante game changer per TIM Consumer, o come parte attiva o come beneficiaria passiva grazie ad una migliore visibilità sulla mark et repair nel breve termine e ad una maggior razionalità sui prezzi.
Molto dipenderà tuttavia sia dalla posizione della nuova commissione UE che si insedierà dopo le elezioni di giugno e dalle interlocuzioni in corso tra Vodafone e Fastweb in Itaila.
Il nostro TP di Eu0.42/azione non include l’upside di Eu0.25/azione legato al possibile re-rating di TIM Consumer (oggi negativa nella nostra SOP per -Eu1. 5bn) ad un multiplo di 5x EV/EBITDAaL (multiplo in linea con il settore TLC europeo e superiore ai 5x off erti da Zegona in Spagna per un asset cash -burning come Vodafone Spain).
La proposta di una “fair share” a carico degli OTT avanzata dalle telco europee sarebbe un importante catalyst per il settore, ma non ci sembra di facile o immediata implementazione.
Si tratta infatti di un tema a lungo dibattuto e piuttosto controverso, perché da un lato contrasta con il principio sancito dalla UE di neutralità delle reti e di non discriminazione del traffico dati in base ai contenuti trasmessi, ma d’altro canto negli ultimi decenni gli OTT e i fornitori di contenuti sono stati i principali beneficiari delle infrastrutture di rete messe a disposizione dagli operatori telefonici, che hanno sostenuto l'intero investimento senza adeguati ritorni.
Lo scorso giugno, la proposta dell’introduzione di una fair share aveva anche visto l’opposizione di alcuni paesi europei (tra cui i Paesi Bassi) che ospitano le sedi europei di alcune grandi aziende tecnologiche globali (tra cui Netflix), pertanto non ci stupirebbero obiezioni simili da altri Paesi per mascherare legittimi interessi nazionali.
Azioni menzionate
Advertisement

