Tim - La Corte d’Appello conferma la restituzione del canone 1998
La mancata concessione della sospensiva potrebbe indurre il governo a considerare un accordo extragiudiziale

Fatto
: La Corte d’Appello ha respinto l’istanza di sospensiva presentata dal governo, rendendo immediatamente esecutiva la sentenza che impone allo Stato di rimborsare TIM per il canone del 1998, versato ma non dovuto. Il rimborso complessivo ammonta a Eu995mn, suddiviso in Eu529mn di canone e rivalutazione e interessi maturati fino ad aprile 2024, a cui si aggiungono ulteriori Eu25mn di interessi successivi.
La Presidenza del Consiglio aveva sostenuto che il pagamento immediato di tale somma avrebbe generato un impatto significativo sul bilancio dello Stato, pari a circa il 3% della manovra finanziaria da Eu28bn per il 2023, paventando la necessità di un intervento legislativo. Tuttavia, la Corte ha giudicato non dimostrata l’incapacità dello Stato di far fronte a tale pagamento. In aggiunta, il governo avrebbe rifiutato una proposta avanzata da TIM per uno sconto di Eu150mn in cambio di un pagamento rateizzato. TIM, dal canto suo, ha dimostrato di avere una solida posizione patrimoniale sufficiente a garantire la restituzione delle somme nel caso in cui la Corte di Cassazione accogliesse il ricorso del governo. La sentenza della Corte d’Appello non prevede, inoltre, l’obbligo per TIM di fornire garanzie a fronte dell’esecuzione del rimborso. Secondo il Corriere della Sera, TIM e il MEF potrebbero presto incontrarsi per concordare le modalità di esecuzione del pagamento o raggiungere un accordo transattivo.
Il CdA di TIM ha accertato l’evoluzione positiva delle negoziazioni con Mef e Retelit relative all'offerta vincolante da Eu700mn per Sparkle e ha esteso di 15 giorni fino al 15 marzo il periodo di esclusiva per le negoziazioni.
Effetto
TIM non ha ancora intrapreso l'iter per l'escussione dell'importo, ma la mancata concessione della sospensiva potrebbe indurre il governo a considerare un accordo extragiudiziale in cui TIM si troverebbe, tuttavia, in una posizione negoziale significativamente rafforzata.
Un accordo potrebbe rivelarsi strategicamente vantaggioso per TIM, perché consentirebbe la contabilizzazione definitiva del credito e l'immediata disponibilità della liquidità, evitando la necessità di accantonamenti a fondo rischi in attesa della sentenza definitiva della Cassazione. Inoltre, permetterebbe di mantenere relazioni collaborative con il governo.
La liquidità ottenuta potrebbe essere utilizzata per remunerare gli azionisti, in particolare per il pagamento dei dividendi arretrati sulle azioni di risparmio (Eu0.5bn, ipotizziamo l’esborso nel 2026), e/o per ottimizzare la struttura del capitale, ripristinando l’appeal speculativo delle azioni di risparmio.
In assenza di un accordo extragiudiziale, il credito da €1bn, libero da vincoli o garanzie, contribuirebbe comunque a ridurre la PFN di Gruppo. Secondo le nostre stime, la PFN a fine 2024, già comprensiva dei proventi derivanti dalla cessione di INWIT (Eu250mn), si attesterebbe a circa Eu7.35bn (leva di 1.9x EBITDAaL’24E). Su base pro forma, includendo i proventi dalla cessione di Sparkle (Eu700mn) e la contabilizzazione del credito relativo al canone del 1998, la PFN si ridurrebbe a circa Eu5.6bn, con una leva finanziaria di 1.5x EBITDAaL 2024E, su livelli best-in-class nel settore.
Azioni menzionate
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