TIM +2% Il TAR limita le tariffe indicizzate all’inflazione

Dall'inizio  dell'anno il titolo sottoperforma ampiamente la borsa italiana: -16% vs +14% del FTSEMIB.

Autore: Redazione
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Fatto

Settimo rialzo consecutivo, un evento che non si verificava dallo scorso mese di maggio.

Dall'inizio  dell'anno il titolo sottoperforma ampiamente la borsa italiana: -16% vs +14% del FTSEMIB.

Più da vicino. Il TAR del Lazio ha stabilito che le compagnie telefoniche, inclusa TIM, possono indicizzare le tariffe all’inflazione solo con esplicito consenso scritto, salvo che ciò non sia già previsto nel contratto.

Il consenso raccolto da Bloomberg appare ottimista: 12 Buy, 8 Hold, 0 Sell. target price medio 0,31 euro (upside +25%). 

Effetto

Il tribunale ha respinto l’argomentazione di TIM secondo cui tali modifiche sarebbero “accessorie” e non richiederebbero consenso, affermando che l’indicizzazione all’inflazione altera significativamente i termini contrattuali.

Tuttavia, su altri due aspetti, il TAR del Lazio si è schierato a favore di Te lecom Italia e contro AgCom.

I giudici hanno stabilito che gli utenti non possono recedere dal contratto se hanno firmato e accettato una specifica clausola.

Il TAR ha spiegato che una clausola contrattuale può legittimamente includere adeguamenti tariffar i superiori ai parametri dell’IPCA (Indice Armonizzato dei Prezzi al Consumo). Inoltre, il TAR ha deciso che, se l’adeguamento supera il 5% della tariffa, l’utente non ha diritto a richiedere il passaggio a un’altra offerta, un diritto precedentemente riconosciuto da AgCom. Fonte: Repubblica Economia.



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