TIM - Il negoziato potrebbe chiudersi prima di Ferragosto

Il documento preliminare (MOU) potrebbe essere firmato prima di martedì, entro la fine del mese arriverà il decreto che autorizza il MEF a entrare nella partita.

 

Autore: Team Websim Corporate

Fatto

Ulteriori dettagli riportati dalla stampa di oggi (il Sole24Ore) sull'MOU che potrebbe essere firmato entro il 15 agosto da MEF/CDP/F2i e KKR sono i seguenti:
- L'MOU potrebbe essere firmato anche prima di martedì prossimo, ma per la firma da parte del MEF potrebbe essere necessario un DPCM da emanare entro il 28 agosto (riunione di gabinetto del governo), che coincide anche con la scadenza di KKR per chiudere il finanziamento con il pool di banche. Il MEF avrebbe già nominato gli advisor per l'operazione.
- Non è chiaro se il MEF entrerà direttamente nella BidCo controllata da KKR o attraverso un altro veicolo. La BidCo punterebbe a rilevare una partecipazione complessiva di 10 miliardi di euro, di cui il 35% in mani italiane. F2i potrebbe rilevare in particolare una quota del 10-15% per un esborso tra 1 e 1,5 miliardi di euro, mentre CDP aspetterà la presentazione dell'offerta vincolante da parte di KKR.
- TIM potrebbe mantenere una quota residuale del 3% in NetCo o comunque restare con una quota non superiore al 10%, rinunciando così a un incasso di 1 miliardo di euro, ma deconsolidando debito per 11-13 miliardi di euro, lasciando la ServiceCo con una leva finanziaria tra 1,0x e 1,5x.
- La posizione di Vivendi risulta ancora indecifrabile e non pervenuta.
- Sul fronte di Open Fiber, Macquarie punta alla separazione tra aree nere (a Macquarie) e grigio/bianche (a CDP), per poi consentire a CDP di fondere quest'ultime nella rete di TIM. Il nuovo piano industriale e di finanziamento di Open Fiber è atteso non prima di settembre.

Effetto

Dalle indicazioni di stampa di oggi non emergono nuovi spunti, ma confermano l'accelerazione delle trattative sull'MOU tra MEF/CDP/F2i e KKR. Per TIM, riteniamo che sia poco ottimale mantenere una quota residuale in NetCo, sia per motivi finanziari (massimizzare l'incasso e ridurre il debito attraverso la cessione completa dell'asset) che regolatori (vantaggi dal superamento dell'integrazione verticale). Tuttavia, non escludiamo che una presenza anche minima nell'azionariato possa essere utile per tutelare gli interessi della futura ServiceCo e guidare meglio le decisioni strategiche future (la ServiceCo sarebbe l'unico azionista industriale in NetCo). Secondo noi, il punto cruciale per la fattibilità dell'operazione e l'approvazione di Vivendi (che potrebbe esercitare un potere di veto in un eventuale EGM) è la sostenibilità della futura ServiceCo. Durante la recente conference call sui risultati del secondo trimestre, il management di TIM ha confermato l'ottimismo per la cessione di NetCo (da completare entro 9-12 mesi dalla scadenza del 30/9 per la presentazione dell'offerta vincolante di KKR), sottolineando che si tratta di un accordo industriale e non di una semplice operazione di sale-and-leaseback finanziaria. Hanno anche aggiunto che non avrebbe senso per NetCo siglare un MSA con una ServiceCo che non si rivelasse sostenibile sul mercato. Il management si è astenuto dal fornire indicazioni su quale tipo di assemblea dei soci (AGM o EGM) sarà chiamata ad approvare l'accordo, lasciando la decisione al CdA di TIM una volta ricevuta l'offerta vincolante.



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