TIM - Fondo francese storicamente vicino a Vivendi ritiene inadeguate le offerte
Non è escluso, infine, che il CdA del 4 maggio prenda piu tempo su entrambe le offerte.
Fatto
Radiocor riferisce che il fondo francese BDL con il 2.5% in TIM avrebbe inviato una lettera al CdA TIM sostenendo di non ritenere adeguate le proposte per la rete del gruppo italiano.
A quanto risulta al Sole24Ore nella lettera inviata al team IR e ai consiglieri il fondo contesta la mancanza di informazioni chiare, segnalando che una decisione in un contesto così potrebbe portare a innescare azioni da parte dei soci, interpretabili - secondo il giornale - con la minaccia di azioni di responsabilità.
Il quotidiano riporta anche che il Comitato Parti Correlate di TIM ha esaminato ieri l’offerta di CDP-MAM e che Vivendi sarebbe disposta ad accettare un prezzo minimo di Eu26bn per NetCo.
Non è escluso, infine, che il CdA del 4 maggio prenda piu tempo su entrambe le offerte.
Effetto
La posizione di BDL non ci sorprende, considerando il trackrecord passato al fianco di Vivendi, insieme a Caisse des Dépôts et Consignations, in alcune decisioni chiave, ad esempio nell’assemblea di maggio 2018 per il rinnovo del CdA, in cui prevalse la lista presentata da Elliott contro quella di Vivendi.
In assenza di piani alternativi altrettanto credibili per un significativo abbattimento del debito di TIM, continuiamo a ritenere che il CdA debba proseguire con il percorso di cessione di NetCo nel migliore interesse di tutti gli azionisti TIM e selezionare un’offerta migliorativa da sottoporre alla volontà sovrana dell’AGM.
Il rischio di vendere un asset a valutazioni meno attraenti è a nostro avviso di gran lunga inferiore rispetto a quello che potrebbe correre TIM senza un liquidity event alternativo, scenario che potrebbe portare ad un maxi aumento di capitale iperdiluitivo e alla necessità di una profonda ristrutturazione del Gruppo con pesanti conseguenze anche sul personale.
Per evitare ciò, riteniamo che sia nell’interesse del governo italiano assumere una posizione più netta e pragmatica su TIM: tra le opzioni, il governo tramite il MEF potrebbe rilevare la quota del 10% in TIM detenuta da CDP (evitando cosi issue antitrust legate alla presenza di CDP in OF) e salire al 25% di TIM (soglia d’OPA), neutralizzando in questo modo la minoranza di blocco detenuta da VIV nell’EGM di TIM: questo dovrebbe garantire maggiore equilibrio e stabilità nella governance del Gruppo e un effettivo presidio pubblico di un’azienda strategica per il Paese.
Su TIM [TLIT.MI] la raccomandazione è MOLTO INTERESSANTE, target price 0,42 euro.
In questo articolo
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