TIM - Fondo Davide Leone & Partners detiene il 10% di TITR

In un'intervista a La Repubblica, il fondatore Davide Leone ha espresso la sua convinzione che l'azienda sia sottovalutata

Autore: Team Websim Corporate
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Fatto

Il fondo britannico Davide Leone & Partners ha comunicato di detenere il 10% delle azioni di risparmio di TIM.

In un'intervista a La Repubblica, il fondatore Davide Leone ha espresso la sua convinzione che l'azienda sia sottovalutata, ma con buone prospettive di crescita, soprattutto grazie al piano del CEO Pietro Labriola.

Leone individua opportunità legate all'incasso del canone di concessione del 1998, alla vendita di Sparkle e all'earn out della fusione con Open Fiber, eventi che potrebbero riportare TIM SpA in utile e riattivare i dividendi non distribuiti agli azionisti di risparmio negli ultimi tre anni.

Tuttavia, si oppone all'idea di una conversione obbligatoria delle azioni di risparmio in ordinarie, considerandola poco favorevole ai prezzi di mercato attuali.

Effetto

Questo investimento potrebbe rilanciare l’appeal speculativo sulle azioni di risparmio, per le quali manteniamo una chiara preferenza (target price di €0.40) rispetto alle azioni ordinarie (target price di €0.38).

La nostra preferenza è sostenuta sia dalla possibile contabilizzazione del canone 1998 (a cui assegniamo una probabilità del 50% nella nostra somma delle parti, ricordiamo che il governo ha tempo fino al 31/10 per fare ricorso contro la sentenza della corte d’appello di Roma favorevole a TIM), che potrebbe generare una sopravvenienza attiva nel bilancio della capogruppo TIM S.p.A., riportandola in utile, e permettere il pagamento dei dividendi arretrati, sia dall’opzionalità futura legata alla conversione delle azioni di risparmio in ordinarie.

In alternativa, non escludiamo che la Società possa valutare in futuro un buyback (anche parziale) a premio delle azioni di risparmio, magari riducendo il capitale sociale (attualmente Eu11.7bn, molto più alto di quello di alcuni grandi gruppi industriali come Enel) per riallinearlo maggiormente alla capitalizzazione di mercato attuale, liberando così riserve distribuibili da usare per finanziare l'operazione. Tuttavia, trattandosi di un'operazione che modifica la struttura del capitale, come la conversione, sarà necessaria l'approvazione dell'assemblea straordinaria di TIM e l'assenza di opposizioni o astensioni da parte di Vivendi (che con il suo 23.75% detiene una minoranza di blocco in EGM).

Inoltre, qualsiasi riduzione del capitale sociale dovrà essere attentamente valutata per garantire una corretta patrimonializzazione del Gruppo, tenendo conto anche dei criteri stabiliti dalle agenzie di rating.



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