TIM - FiberCop si candida a rilevare i lotti nelle aree grigie assegnati ad Open Fiber
Un’intesa tra FiberCop e Open Fiber entro la fine del 2026 consentirebbe a TIM di incassare un earnout fino a un massimo di 2,5 mld di euro

Fatto
Secondo la stampa, FiberCop ha inviato una proposta al Governo per subentrare a Open Fiber nei lotti del Piano Italia a 1 Giga nelle aree grigie, finanziati con fondi PNRR e da completare entro giugno 2026.
La proposta, ora al vaglio del ministro Tommaso Foti (PNRR) e del sottosegretario Alessio Butti (Telecomunicazioni), riguarda circa2.2mn di civici assegnati a Open Fiber, che aveva ipotizzato un taglio di 700k unità. FiberCop, già assegnataria di 1.2mn di civici, si è detta pronta a intervenire in particolare nei lotti critici di Toscana ed Emilia-Romagna.
Open Fiber ha reagito con sorpresa, confermando l’intenzione di proseguire con il piano di investimenti recentemente rifinanziato. Il tema potrebbe essere discusso nei prossimi consigli dei ministri.
Effetto
Le difficoltà di Open Fiber nel rollout della fibra nelle aree grigie, insieme ai ritardi accumulati nelle aree bianche, potrebbero spingere ad accelerare le trattative per la creazione di una rete unica. Ricordiamo che il Governo è direttamente coinvolto su entrambi i fronti, in quanto azionista sia di FiberCop (16% tramite il MEF) sia di Open Fiber (60% tramite CDP).
Secondo le ultime indiscrezioni di stampa, sarebbero attualmente al vaglio due opzoni: (a) una fusione completa tra Open Fiber e FiberCop, comprensiva anche delle aree nere; (b) la cessione delle aree nere di Open Fiber a Macquarie (già azionista al 40%), seguita dall’integrazione delle aree grigie e bianche con FiberCop. La seconda ipotesi comporterebbe minori sinergie industriali, ma potrebbe essere più semplice da approvare a livello europeo.
Un’intesa tra FiberCop e Open Fiber entro la fine del 2026 (a 30 mesi dalla cessione di FiberCop) consentirebbe a TIM di incassare un earnout fino a un massimo di Eu2.5bn (pari al 75% delle sinergie industriali, ammontare complessivo di Eu3.3bn), da noi considerato ad una probabilità del 40% nella nostra SOP, equivalente a circa €0.05/azione aggiuntivi rispetto al nostro target price di €0.38/azione ordinaria.
Una fusione limitata alle sole bianche e grigie non dovrebbe comportare issue antitrust, soprattutto se Macquarie (40% di OF) sarà disponibile a rilevare le aree nere di OF o a cederle ad altri operatori (immaginiamo Fastweb/Vodafone o a player regionali).
In alternativa, l’Antitrust UE potrebbe adottare un approccio più flessibile, preferendo rimedi comportamentali (obblighi di investimento, accesso equo alla rete, trasparenza) anziché la cessione di asset. Con la costituzione di un operatore unico regolamentato non escludiamo la futura adozione di un regime regolatorio incentivante stile RAB.
Questo da un lato aumenta la possibilità di massimizzare l’earnout a favore di TIM, dall’altro potrebbe comportare un aumento delle tariffe wholesale, che verosimilmente gli operatori trasferirebbero ai clienti finali.
Azioni menzionate
Advertisement

