TIM - Consultazione sulle frequenze in scadenza
La consultazione Agcom sul rinnovo delle licenze è stata avviata di recente e non ci aspettiamo decisioni prima di fine anno

Fatto
Il Messaggero di domenica si sofferma sul tema del rinnovo delle licenze per le frequenze 4G e 2G (800 MHz, 900 MHz, 1800 MHz, 2.1 GHz, 2.6 GHz, 3.4-3.6 GHz e banda L), in scadenza nel 2029. La questione è centrale per un settore che in 15 anni ha perso Eu15bn di ricavi. Dopo l’asta 5G del 2018, costata agli operatori Eu6.5bn, le telco chiedono un rinnovo a costo zero, come già avvenuto in Germania. L’Agcom propone due opzioni: proroga fino al 2037 (rinnovabili per altri 12 anni) con obblighi di investimento o un modello misto con parte gratuita e parte assegnata tramite gara (con asta o beauty contest), aperta anche a Iliad e nuovi entranti. La decisione spetta al governo.
Effetto
Nelle nostre stime esplicite al 2030 non includiamo un esborso di cassa per il rinnovo delle frequenze, ma nella valutazione DCF di TIM Consumer incorporiamo, in perpetuity, capex straordinari per circa Eu0.5bn legati ai rinnovi dello spettro, in aggiunta ai capex ordinari pari a circa l'8% del fatturato.
La consultazione Agcom sul rinnovo delle licenze è stata avviata di recente e non ci aspettiamo decisioni prima di fine anno. Gli operatori puntano a una proroga gratuita delle licenze in cambio di impegni di copertura, sul modello tedesco, dove l’estensione al 2040 è avvenuta con obblighi stringenti su aree bianche e assi ferroviari. Tuttavia, sarà probabilmente necessario un compromesso più bilanciato per garantire allo Stato introiti economici. L’asta per lo spettro 5G del 2018 costò €2.4bn sia a TIM che a Vodafone, tramite pagamenti pluriennali e una maxi rata finale da €1.7bn nel 2022. Entrambi gli operatori investirono ulteriori miliardi per il rollout, scegliendo poi la condivisione passiva tramite l’integrazione di INWIT con le torri Vodafone Italia. Per il 5G stand-alone, sarà necessaria una nuova infrastruttura standalone, non più ancorata alle torri 4G. Nel breve medi termine, non escludiamo che per far fronte agli onerosi costi di rollout futuri gli operatori opteranno per una JV di RAN sharing per la rete attiva (condivisione trasmettitori ma non delle frequenze): la possibile costituzione di una joint venture a 3 operatori (es. TIM, Fastweb, Wind3) per la condivisione delle infrastrutture attive consentirebbe agli MNO di deconsolidare i capex e migliorare i ritorni sul capitale investito, e non dovrebbe presentare significative issue di natura antitrust.
Azioni menzionate
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