Tim - Ancora rumors di stampa su interesse di Iliad per un accordo

Un’operazione di consolidamento sarebbe positiva per TIM, soprattutto in presenza di un socio di maggioranza forte come Poste Italiane e di un secondo partner industriale come Iliad Italia 

Autore: Redazione
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Fatto

Il Messaggero conferma l’interesse di Iliad per un accordo con Tim, sebbene restino da definire le modalità di un eventuale ingresso nell’azionariato, limitato alla sola divisione Consumer o esteso all’intera società. Poste, dal canto suo, punta a generare sinergie industriali attraverso la razionalizzazione della rete retail Tim, la valorizzazione del segmento Enterprise, l’integrazione con PosteMobile in qualità di MVNO e l’utilizzo condiviso delle infrastrutture di rete. Sul fronte governance, in vista dell’assemblea del 24 giugno, l’ingresso in CdA di Matteo Del Fante e Giuseppe Lasco appare altamente probabile. Resta da definire se ciò avverrà attraverso le dimissioni di due consiglieri in carica (possibili Figari, Ferro Luzzi o Camagni), oppure mediante l’ampliamento del consiglio da 9 a 11 membri, nel rispetto del limite statutario di 19.

Effetto

Un’operazione di consolidamento sarebbe positiva per TIM, soprattutto in presenza di un socio di maggioranza forte come Poste Italiane e di un secondo partner industriale come Iliad Italia che favorirebbe la market repair. Un’integrazione potrebbe realizzata tramite una JV paritetica a livello Consumer, sulla falsariga del deal in UK tra Vodafone e CKH, approvata senza l’imposizione di rimedi strutturali ma solo comportamentali (impegno a investire £11bn nella rete 5G nell’arco dei prossimi 8 anni, imposizione di un tetto sui piani tariffari per un periodo di 3 anni, obbligo ad offrire agli MVNO accesso equo e non discriminatorio all’infrastruttura).

In alternativa, l’Antitrust potrebbe adottare una posizione più rigida, in linea con l’approccio storicamente mantenuto, imponendo misure correttive più incisive legate all’eccessiva concentrazione della quota di mercato (38%) o, in ultima istanza, la vendita forzata delle frequenze, considerata la significativa concentrazione dello spettro nella banda a 700 MHz, acquisito sia da TIM che Iliad per un valore di Eu680mn.

Da un’eventuale combinazione tra TIM Consumer e Iliad Italia, stimiamo sinergie significative (~Eu800mn, con un NPV di ~Eu7bn). In termini valutativi, ai prezzi correnti, per consentire al gruppo Iliad di ottenere una quota del 22% in TIM ordinarie, come riportato di recente della stampa, e assumendo una valutazione di Iliad Italia pari a Eu2.5bn (multiplo implicito di 7.5x l’EBITDAaL, lo stesso pagato da Fastweb per Vodafone Italia), sarebbe necessario il conferimento della controllata italiana da parte di Iliad per Eu1.2bn in carta, mentre TIM dovrebbe corrispondere Eu1.3bn in cash. Questa operazione porterebbe la leva di TIM da ~1.8x (nostra stima a fine 2025) a ~2.2x, mentre laddove Poste Italiane arrivasse a detenere una quota pari al 29.9% in TIM (allo studio riforma del governo per innalzare la soglia d’OPA), a fronte di un aucap da Eu1.2bn, la sua quota si diluirebbe al 23%.   



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