Telecomunicazioni - KKR pone condizioni sulla rete unica

Le indiscrezioni erano già emerse la settimanascorsa

Autore: Redazione
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Fatto

Secondo Il Messaggero, alcuni giorni fa si sarebbe svolto un incontro tra le banche underwriter del finanziamento da Eu8,2bn a favore di FiberCop.

Durante l'incontro, KKR avrebbe posto alcune condizioni chiave per procedere con la fusione tra FiberCop e Open Fiber, finalizzata alla creazione della Rete TLC Unica.

Le condizioni richieste da KKR sarebbero:

- Un via libera informale preliminare della Commissione Europea alla Rete Unica;

- Una ricapitalizzazione di Open Fiber dell’ordine di Eu1-1,2bn, per potersi così accollare la quota parte del suo debito.

KKR considera penalizzante per la comparazione fra le due società la mancanza di rating di parte di un'agenzia internazionale.

Contattata per confermare l’indiscrezione, KKR ha risposto con un “no comment”.

Open Fiber avrebbe chiuso il 2025 con ricavi di Eu843mn, che salgono a Eu1.083mn nel 2026 fino a Eu1.936mn nel 2029.

Effetto

Le precondizioni poste da KKR sulla rete unica erano già apparse sulla stampa la scorsa settimana (Il Giornale).

Le difficoltà operative e finanziarie comuni a FiberCop e Open Fiber, unitamente ai bassi tassi di adozione commerciale su FTTH (circa 25% per entrambi gli operatori), dovrebbero spingere gli azionisti ad accelerare le trattative sulla rete unica.

Tuttavia, resta da valutare il rischio regolatorio. Il via libera della Commissione Europea potrebbe essere accompagnato da rimedi strutturali (ad es. la cessione delle aree nere in sovrapposizione) e da una verifica del rispetto della disciplina sugli aiuti di Stato.

L’attenzione è maggiore per la presenza pubblica in entrambe le Società (partecipazione del Ministero dell'Economia e delle Finanze in FiberCop e controllo di OF tramite CDP), nonché per i sussidi legati alle aree bianche.

Ciò premesso, riteniamo che la rete unica rappresenti una precondizione strategica per una futura quotazione di FiberCop, verosimilmente non prima del 2027.

L’IPO potrebbe rappresentare una exit per i fondi attualmente investiti in FiberCop (KKR 37,8%, ADIA 17,5%, CPP 17,5%), permettendo alla società di evolvere verso un modello di utility quotata (stile Terna), con lo Stato come azionista di riferimento (attualmente MEF 16% e F2i 11,2%).

L’adozione di un framework regolatorio RAB-based potrebbe inoltre sostenere un re-rating valutativo in area 15-20x EBITDAaL, rispetto all’entry multiple di 9x EBITDAaL (EV di Eu18,8bn) riconosciuto al closing dell’operazione a luglio 2024.

Nella nostra somma delle parti su TIM che ci porta ad un target price di €0,75/azione attribuiamo una probabilità molto contenuta (5%, pari a circa €0,01 per azione) all’incasso dell’earn-out da Eu2,9bn legato a un’eventuale combinazione societaria o accordo commerciale tra FiberCop e Open Fiber, alla luce della scadenza piuttosto ravvicinata fissata per fine anno.



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