RECORDATI rischia poco, in caso di dazi sui farmaci negli Stati Uniti

In caso di dazi al 150%, per la società potrebbero esservi eventuali impatti indiretti, come possibili aumenti dei costi, disincentivi agli investimenti e rischi per la catena di approvvigionamento

Autore: Redazione

Fatto

In un’intervista a CNBC, Trump ha annunciato l’intenzione di introdurre inizialmente un “piccolo dazio ” sull’importazione di farmaci, per poi aumentarlo progressivamente fino al 150% entro 12 -18 mesi e potenzialmente raggiungere il 250%. L’obiettivo è incentivare il ritorno della produzione farmaceutica negli Stati Uniti. Trump ha inoltre rilanciato la politica del “prezzo più favorevole” per abbassare il costo dei medicinali destinati ai pazienti Medicaid.

Effetto

Recordati ci sembra ben posizionata per limitare eventuali impatti negativi diretti, grazie alla sua esposizione relativamente contenuta al mercato statunitense (circa il 19% dei ricavi nel primo semestre), dove commercializza esclusivamente farmaci per le malattie rare. Questo segmento , finora escluso sia dall’applicazione di dazi che da interventi normativi volti a ridurre i prezzi dei farmaci destinati ai pazienti Medicare ( secondo il principio del prezzo più favorevole ), è caratterizzato da una domanda poco elastica, un elevato pricing power e costi di produzione contenuti. Malgrado ciò, per Recordati potrebbero esservi eventuali impatti indiretti, come possibili aumenti dei costi, disincentivi agli investimenti e rischi per la catena di approvvigionamento.


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