Poste Italiane - Forte domanda per il bond da 750 mln di euro

Poste (49%) e Zecca dello Stato (51%) sono vicine all’acquisizione di PagoPA per 500 mln di euro

Autore: Redazione
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Fatto

Poste Italiane ha collocato ieri con successo un bond senior unsecured a 5 anni da €750mn con cedola 3%, a fronte di una domanda di €2.4bn (>3x l’offerta). Il titolo è stato emesso a 99.749% con rendimento effettivo 3.045%, nell’ambito del programma EMTN da €2.5mld.

Secondo quanto riportato dalla stampa, il MEF sarebbe vicino alla cessione di PagoPA all’Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato (51%) e a Poste Italiane (49%).

L’operazione valuterebbe la società circa €500mn, di cui €400mn da versare al closing e la parte restante differita nel tempo attraverso meccanismi di earn-out legati ai risultati futuri.

PagoPA è la piattaforma che gestisce pagamenti e servizi digitali della PA, inclusa l’App IO. Ha processato dal 2016 1.85bn di transazioni per un controvalore totale di €392.6bn, con ~€90bn di pagamenti gestiti nel 2024. Nel 2024 PagoPA ha registrato ricavi per €117.8mn (+51.7% YoY), un utile netto di €9mn e un EBITDA di €17.5mn.

 

Effetto

Sul bond, la domanda molto elevata conferma il miglioramento del merito di credito (upgrade Moody’s a Baa2) e l’appetito del mercato per il profilo di rischio di Poste. L’operazione rafforza il funding mix del gruppo e supporta la flessibilità per eventuali operazioni straordinarie, inclusa PagoPA.

Riteniamo che l’eventuale acquisizione del 49% di PagoPA sia coerente con il posizionamento strategico di Poste nel digitale e nei servizi alla PA, oltre a rafforzare l’integrazione con l’ecosistema dei pagamenti e con la SuperApp.

Pur riconoscendo che la valutazione di ~€500mn (28.6x EBITDA 2024) non è trascurabile rispetto alle dimensioni della target, consideriamo l’impatto finanziario gestibile: il contributo potenziale all’EBIT è stimato limitato, ma l’operazione non altera la solidità patrimoniale del gruppo e non vediamo rischi per la dividend policy, soprattutto alla luce dell’elevata generazione di cassa e del Solvency II al 312%.

L’asset, inoltre, ha rilevanza strategica: si tratta di un’infrastruttura critica, profittevole e in forte crescita, che rimarrebbe piattaforma aperta, condizione già chiarita dal governo per minimizzare rischi antitrust. 

 



Azioni menzionate

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