Tim - Canone: la sentenza della Cassazione comporta solo un rinvio
In ogni caso, si tratterebbe di una questione meramente formale, senza impatto sul merito della decisione, finora favorevole a TIM

Fatto
Nell'udienza di ieri, la Corte di Cassazione ha sollevato d’ufficio una questione pregiudiziale su un potenziale vizio di forma nell’impugnazione presentata da TIM all’avvio del procedimento nel 2018, in merito alla competenza territoriale. In particolare, la Corte chiede di accertare se, in quella fase, fosse corretto proporre appello – come fece TIM – oppure se si sarebbe dovuto ricorrere al regolamento di competenza.
La vicenda trae origine dalla dichiarazione di incompetenza da parte del Tribunale di Roma, che aveva indicato Perugia come foro competente, applicando la norma relativa alla responsabilità civile dei magistrati. TIM si era rivolta alla Corte d’Appello di Perugia, che con sentenza passata in giudicato aveva escluso l’applicabilità di tale norma, riassegnando la competenza a Roma. Da lì il procedimento è proseguito fino alla sentenza della Corte d’Appello di Roma (di aprile 2024), favorevole a TIM, che ha disposto la restituzione del canone. La Suprema Corte ha concesso 30 giorni a tutte le parti e al pubblico ministero per il deposito delle memorie.
Due ora i possibili esiti, secondo quanto riportato RadioCor: se la Cassazione riterrà valida l’impugnazione originaria di TIM, il procedimento proseguirà nel merito; in caso contrario, il vizio procedurale potrebbe comportare la ripartenza del giudizio dal primo grado. In particolare, il Procuratore Generale ha proposto ieri il rigetto delle contestazioni avanzate dal governo sulla restituzione del canone e di quelle sollevate da TIM sulla decorrenza degli interessi. La Società chiede che questi vengano calcolati dal 1998, e non dal 2003 come deciso dalla Corte d’Appello di Roma. Una differenza che vale circa Eu200mn da sommare al miliardo da riconoscere a favore di TIM.
Effetto
Se la Corte dovesse ritenere che, all’epoca, si sarebbe dovuto presentare un regolamento di competenza, il procedimento ripartirebbe comunque da Roma, foro già confermato da due pronunce precedenti.
In ogni caso, si tratterebbe di una questione meramente formale, senza impatto sul merito della decisione, finora favorevole a TIM.
Come ricordato anche nel bilancio 2024 della Società, sulla presunta incompetenza del Tribunale di Roma – sollevata nella sentenza poi appellata da TIM e relativa a un’azione contro lo Stato per la responsabilità di magistrati– si sono già espresse le Sezioni Unite della Corte di Cassazione con la sentenza n. 14842 del 7 giugno 2018. In quell’occasione, la Corte ha confermato la competenza del foro romano, avvalorando la scelta di TIM di avviare lì il procedimento.
Alla luce di questi elementi, e anche a seguito di un confronto diretto con la Società, riteniamo poco probabile che si debba ripartire dalla sentenza di 1° grado o che l’iter si prolunghi in modo significativo e indefinito. Continuiamo quindi a riflettere nel nostro target price di €0.45/azione ordinaria l’incasso del canone 1998, attribuendo a questo scenario una probabilità del 75% entro i prossimi 12 mesi.
Azioni menzionate
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