Tim +8,7% Bnp Paribas alza il giudizio a Outperform, target 0,35 euro
Da inizio anno TIM è cresciuta del +22% e sovrperforma l'indice FTSEMIB in guadagno soltanto dell'1,3% a valle della guerra commerciale.

Fatto
Tim rimbalza in rialzo del +8,7%.
Stamattina Bnp Paribas ha alzato il giudizio da Neutral a Outperform, target da 0,28 a 0,35 euro.
Da inizio anno TIM è cresciuta del +22% e sovrperforma l'indice FTSEMIB in guadagno soltanto dell'1,3% a valle della guerra commerciale.
Più da vicino.
Secondo Il Messaggero, il 14 aprile il CdA di TIM dovrebbe firmare la cessione di Sparkle per 758,7 milioni di euro (closing previsto nel 2026) e fornire aggiornamenti sul Polo Strategico Nazionale (PSN) per il cloud destinato alla Pubblica Amministrazione, di cui TIM è azionista di riferimento insieme a Leonardo, Sogei (coinvolta nello scandalo Digital Value) e CDP. All’ordine del giorno ci sarebbero anche modifiche contrattuali relative al PSN: si tratterebbe di un’informativa, in attesa del parere del Comitato Parti Correlate, vista la presenza del MEF come azionista di Sogei, Leonardo e CDP. Le modifiche riguarderebbero le modalità di gestione degli appalti. Il Giornale riporta che Gorno Tempini (CDP) non intende dimettersi dal CdA di TIM, pur in un contesto di possibili cambiamenti nella governance. Intanto, Scannapieco (CDP) si è detto disponibile a valutare il progetto di una rete unica, attraverso una possibile fusione tra Open Fiber e FiberCop.
Nel convegno sulle telco tenutosi ieri a Roma, l’AD di Iliad Italia Levi ha ribadito l’interesse al consolidamento del settore. Labriola, dallo stesso palco, ha sottolineato la necessità di ridurre il numero di operatori da 4 a 3 per riportare equilibrio nel mercato, escludendo però una fusione con WIND3 per motivi antitrust. Secondo la stampa, sarebbero ripresi i contatti tra TIM e Iliad: quest’ultima mirerebbe al 35% del capitale di TIM con diritti di governance, mentre Poste Italiane punterebbe a mantenere il controllo pubblico della società.
Il CEO di Open Fiber, Giuseppe Gola, ha infine definito irrealistico lo switch off del rame entro il 2030, ritenendolo però possibile negli anni successivi. Il presidente di Agcom, Lasorella, ha sottolineato come la concorrenza resti lo strumento principale per stimolare gli investimenti, annunciando anche una nuova regolamentazione per le frequenze in scadenza nel 2029. Gli operatori hanno chiesto una proroga gratuita, sul modello di quanto già avvenuto in Germania.
Effetto
non emergono nuovi spunti degni di nota. Riteniamo che un’operazione volta al consolidamento del mercato sarebbe positiva per TIM, soprattutto considerando la presenza di un socio di maggioranza forte come Poste Italiane e di un secondo socio industriale come Iliad Italia che favorirebbe la market repair.
In un’eventuale combinazione tra TIM Consumer e Iliad Italia, stimiamo sinergie significative (~€800mn, con un NPV di ~€7bn). Tuttavia, l'operazione implicherebbe issue Antitrust legate all’eccessiva concentrazione di quota di mercato (38%) e di spettro sulla banda 700MHz (frequenze acquistate per €680mn da TIM e Iliad).
Ciò aumenterebbe il rischio di misure correttive o di vendita forzata delle frequenze. In termini valutativi, ai prezzi correnti, per consentire al gruppo Iliad di ottenere una quota del 22% in TIM ordinarie, come riportato di recente della stampa, e assumendo una valutazione di Iliad Italia pari a €2.5bn (multiplo implicito di 7.5x l’EBITDAaL, lo stesso pagato da Fastweb per Vodafone Italia), sarebbe necessario il conferimento della controllata italiana da parte di Iliad per €1.2bn in carta, mentre TIM dovrebbe corrispondere €1.3bn in cash. Questa operazione porterebbe la leva di TIM da ~1.8x (nostra stima a fine 2025) a ~2.2x, mentre laddove Poste Italiane arrivasse a detenere una quota pari al 29.9% in TIM (allo studio riforma del governo per innalzare la soglia d’OPA), a fronte di un aucap da €1.2bn, la sua quota si diluirebbe al 23%.
Azioni menzionate
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