Dialogo tra Bce e banche europee per semplificare la regolamentazione
Nei colloqui sarebbero coinvolte anche Unicredit e Intesa Sanpaolo
Fatto
Secondo il Messaggero, sarebbero in corso dialoghi tra il regolatore e i principali istituti bancari europei, tra cui UniCredit e Intesa Sanpaolo, per definire una semplificazione della regolamentazione bancaria. L’obiettivo sarebbe quello di promuovere la competitività delle banche europee, che, a causa della maggiore regolamentazione, partirebbero in una situazione di svantaggio rispetto ai competitor statunitensi.
Le principali aree di discussione riguarderebbero:
- L’ambito IT, riguardo al quale è già presente una regolamentazione importante, e sarebbe auspicabile, secondo le discussioni, che non ci fosse un ulteriore aggiunta di requisiti, che andrebbero sia ad aumentare i costi informatici e non permetterebbero agli istituti di sfruttare a pieno le nuove tecnologie.
- I requisiti patrimoniali, siccome le banche europee sono soggette a norme che non sono riscontrabili in altre giurisdizioni, nonostante i livelli di capitalizzazione siano a livelli decisamente importanti. Secondo quanto emerso dalle discussioni sarebbe importante non aumentare ulteriormente il livello dei requisiti patrimoniali.
- Le operazioni infragruppo, per andare a ridurre le limitazioni riguardo i flussi di capitali e liquidità tra entità dello stesso gruppo, soprattutto nel caso in cui le entità siano situate in paesi diversi.
- Il rischio di tasso di interesse, siccome il quadro normativo penalizzerebbe le banche europee rispetto ai competitor extra-UE, non soggetti a questo tipo di normativa.
- L’esposizione verso strumenti di capitale di PMI e verso il debito subordinato.
Effetto
Pensiamo che la notizia sia positiva in quanto fa trapelare una certa apertura del regolatore verso una semplificazione normativa che potrebbe fare la differenza in termini di competitività verso le banche extra-UE, e statunitensi nello specifico, considerato anche l’importante livello di patrimonializzazione su cui possono contare gli istituti europei, e soprattutto quelli italiani.
Inoltre, un’apertura in questo senso, potrebbe anche tradursi in una minore burocrazia, per gli istituti di credito, nell’approvazione sia di forme di remunerazione degli azionisti non convenzionali, come buyback azionario, che di trattamenti favorevoli come il Danish Compromise, che andrebbe a facilitare la nascita di conglomerati finanziari più competitivi.
In ultimo, ma non per importanza, pensiamo sia possibile un’ulteriore apertura verso operazioni di aggregazione, sia nazionali che pan-europee, in modo da aumentare ulteriormente la competitività del settore.
Azioni menzionate
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