UNICREDIT: ANALISI FONDAMENTALE

Siamo diventati più ottimisti sulle prospettive del titolo: giudizio INTERESSANTE, target 20,50 euro
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Unicredit [CRDI.MI] ha pubblicato dati del secondo trimestre 2018 migliori delle attese.

Il periodo si è chiuso con ricavi a 4,947 miliardi di euro (erano 5,114 miliardi a marzo), oltre le attese del consenso degli analisti, ferme a 4,890 miliardi.

Costi operativi leggermente inferiori alle aspettative, pari a 2,659 miliardi di euro rispetto ai 2,738 del primo trimestre (consenso di 2,731 miliardi).

unicredit.jpgL'utile netto è stato di 1,024 miliardi da 1,112 miliardi del trimestre precedente, ma oltre le attese degli analisti, pari a 975 miliardi di euro.

L'indice di solidità patrimoniale (Cet 1 ratio) è sceso dal 13,1% del  primo trimestre a 12,5% di fine giugno.  Credit Suisse stimava 12,7%.

Nel complesso si tratta di risultati positivi dal punto di vista operativo, bene il taglio costi e gli indicatori sulla solidità patrimoniale.

Il titolo paga l'esposizione a Spread e Turchia.

Unicredit si è indebolita con tutte le banche italiane in seguito alle crescenti tensioni sullo spread e sul rendimento dei titoli di Stato. Quello sul decennale si è spinto ai massimi dal 2014 per i timori che la manovra autunnale preveda capitoli di spesa in grado di sforare il 3% di rapporto deficit/Pil.

Il titolo è anche penalizzato da quanto sta avvenendo sul mercato delle valute. La lira turca è crollata sui minimi storici. Nell’ultimo anno ha perso il 40% su dollaro, il 67% negli ultimi cinque anni.

In Turchia, Unicredit è presente con la partecipata, al 41%, Yapi Kredi, il quarto istituto di credito del Paese. La quota vale a bilancio 2,5 miliardi di euro, una partecipazione contabilizzata a patrimonio che la capogruppo ritiene strategica: a seguito di questa definizione, non c’è l’obbligo di aggiornare ogni trimestre il valore. Nel corso della presentazione dei dati del trimestre,  il direttore finanziario Mirko Bianchi ha precisato che 2,5 miliardi di euro è una cifra prudenziale; se si dovesse usare il metodo che sconta i dividendi futuri, il valore sarebbe più alto di parecchio.

Yapi Kredi vale 25 miliardi di euro di attività pesate per il rischio. Sulla base di questi dati, una svalutazione della lira turca, indebolisce di due punti base il Common Equity Tier 1. Un movimento pari a 100 punti base del bond decennale di riferimento della Turchia, ha ugualmente effetti di poco conto sul coefficiente patrimoniale di Unicredit.  

Almeno per il momento, Yapi Kredi non ha problemi operativi; nel secondo trimestre la banca con sede a Istanbul ha generato 83 milioni di euro di utile netto, poco sotto il risultato di un anno prima. Problemi di reperimento fondi non ce ne sono. Non ci sono quindi ragioni, nell’immediato, per procedere con le rettifiche di valore.
Volendo essere pessimisti assoluti, si può prendere in considerazione l’ipotesi apocalittica di un default di Yapi Kredi; in questo caso, l’effetto sul Common Equity Tier 1 di Unicredit sarebbe pesante ma non drammatico, pari a -35 punti base. Nel caso la capogruppo decidesse di azzerare il valore della partecipazione, la ricaduta sarebbe di -40 punti base.

A fine giugno il Cet1 di Unicredit era 12,5%, in calo rispetto a tre mesi prima. La società prevede per fine anno un range 12,3%-12,6%, con un impatto negativo di 40-50 punti base dovuto al cambio dei metodi di calcolo. L’allargamento dello spread Bund Btp avvenuto nel secondo trimestre dovrebbe valere da solo 35 punti base.

Raccomandazione INTERESSANTE, target price a 19,50 euro.   

Gli indicatori patrimoniali mostrano crescente solidità che non dovrebbe essere compromessa dalla crisi di spread e Turchia. 

Prevediamo che ci sia ancora spazio per alzare il dividendo da 0,32 euro a 0,40 euro per azione (yield 3,2%).

Nella tabella qui sotto riportiamo i principali dati storici e prospettici elaborati da Websim/Intermonte. 

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