TELECOM ITALIA: ANALISI FONDAMENTALE
Ritorna l'appeal speculativo sullo scorporo della rete ....
TIM [TLIT.MI] ha approvato i seguenti conti dei primi nove mesi del 2018.
A sorpresa, dopo un cda fiume, la società ha annunciato una perdita di 800milioni di euro a causa di
svalutazioni che il gruppo ha deciso di effettuare per un controvalore di 2 miliardi di euro.
Decisione che ha subito provocato le critiche di Vivendi, socio con oltre il 23% del capitale.
La società non ha inoltre confermato il target di fine anno di un rapporto tra debito/Ebitda pari a 2,7 volte.
Notizie meno traumatiche sono giunte a proposito della gestione corrente. I risultati a livello operativo sono stati in linea con le attese e mostrano una buona tenuta del business, in un contesto di competizione elevata. La svalutazione da 2 miliardi di euro, pur negativa, non ha impatti sulla cassa.
Sul fronte dismissioni l’unico dossier abbastanza visibile rimane Persidera mentre su Sparkle è stato conferito un incarico a Rothschild per studiare una valorizzazione.
Priorità riduzione debito.
A fine settembre Tim presentava un debito netto di 25,19 miliardi di euro, in linea con le attese. Il gruppo ha ribadito l'intenzione di proseguire con la riduzione del debito, nonostante i costi superiori alle attese dell'asta per le frequenze 5G. La maggior parte dei pagamenti per l'asta 5G sono previsti nel 2018 con 477 milioni di euro e nel 2022 con 1,738 miliardi di euro.
Esborsi minori sono previsti per gli altri anni: 18 milioni nel 2019, 110 milioni nel 2020 e 55 milioni nel 2021.
Appeal speculativo sulla rete.
Il governo sarebbe pronto a favorire l'integrazione in una unica infrastruttura delle reti Telecom e Open Fiber, rivedendo la cornice normativa per accelerare lo sviluppo della banda ultralarga.
A confermare le indiscrezioni di stampa sono state fonti di governo del M5S, tra i principali sponsor dell'operazione che, stando alle anticipazioni, non confermate, avrebbe il via libera anche dell'alleato leghista e del Tesoro.
Nello schema ruolo chiave sarebbe affidato a Cdp che è già in Telecom con una quota vicina al 5% e in Open Fiber al 50%, alla pari di Enel.
La misura che il governo sta studiando prevede, secondo Il Corriere della Sera e Il Sole 24 Ore, una modifica al codice delle comunicazioni elettroniche con l'introduzione di un sistema tariffario incentivante per spingere gli operatori all'aggregazione. Si tratterebbe di un diverso sistema di remunerazione della rete che, secondo il quotidiano di via Solferino potrebbe arrivare come emendamento al decreto semplificazioni. Un testo approvato dal Consiglio dei ministri il 15 ottobre ma che non ha ancora visto la luce.
L’uscita di Di Maio è una nota positiva, se non altro, perché segnala un ritorno di interesse della politica per questo tema. Al contrario di quanto detto dal vice premier, non ci aspettiamo che una simile operazione possa chiudersi nel giro di un mese e mezzo. Ci sembra complicato, promuovere l’innovazione e salvaguardare i posti di lavoro: in caso di superamento della rete in rame, molti addetti alla manutenzione dell’infrastruttura, si troverebbero senza un lavoro da svolgere. Molto difficile attribuire un valore alla rete di Telecom Italia. Se dovesse essere valutata 12,5 miliardi di euro, pari a 7 volte l’Ebitda, il resto delle attività del gruppo sarebbe valutato 3,5 volte l’Ev/Ebitda.
Raccomandazione MOLTO INTERESSANTE, target price 0,82 euro.
Confermiamo il giudizio Molto Interessante anche alla luce della attese speculative e di cessione di asset non strategici come Persidera e Sparkle. Consideriamo Tim Brazil strategica a meno di offerte che "non si possono rifiutare".
Prevediamo che il gruppo continuerà a distribuire dividendo alle azioni di risparmio [TLITn.MI], ma non alle ordinarie, almeno per i prossimi due anni.
Di seguito i dati storici e prospettici elaborati da Websim/Intermonte

A sorpresa, dopo un cda fiume, la società ha annunciato una perdita di 800milioni di euro a causa di
svalutazioni che il gruppo ha deciso di effettuare per un controvalore di 2 miliardi di euro. Decisione che ha subito provocato le critiche di Vivendi, socio con oltre il 23% del capitale.
La società non ha inoltre confermato il target di fine anno di un rapporto tra debito/Ebitda pari a 2,7 volte.
Notizie meno traumatiche sono giunte a proposito della gestione corrente. I risultati a livello operativo sono stati in linea con le attese e mostrano una buona tenuta del business, in un contesto di competizione elevata. La svalutazione da 2 miliardi di euro, pur negativa, non ha impatti sulla cassa.
Sul fronte dismissioni l’unico dossier abbastanza visibile rimane Persidera mentre su Sparkle è stato conferito un incarico a Rothschild per studiare una valorizzazione.
Priorità riduzione debito.
A fine settembre Tim presentava un debito netto di 25,19 miliardi di euro, in linea con le attese. Il gruppo ha ribadito l'intenzione di proseguire con la riduzione del debito, nonostante i costi superiori alle attese dell'asta per le frequenze 5G. La maggior parte dei pagamenti per l'asta 5G sono previsti nel 2018 con 477 milioni di euro e nel 2022 con 1,738 miliardi di euro.
Esborsi minori sono previsti per gli altri anni: 18 milioni nel 2019, 110 milioni nel 2020 e 55 milioni nel 2021.
Appeal speculativo sulla rete.
Il governo sarebbe pronto a favorire l'integrazione in una unica infrastruttura delle reti Telecom e Open Fiber, rivedendo la cornice normativa per accelerare lo sviluppo della banda ultralarga.
A confermare le indiscrezioni di stampa sono state fonti di governo del M5S, tra i principali sponsor dell'operazione che, stando alle anticipazioni, non confermate, avrebbe il via libera anche dell'alleato leghista e del Tesoro.
Nello schema ruolo chiave sarebbe affidato a Cdp che è già in Telecom con una quota vicina al 5% e in Open Fiber al 50%, alla pari di Enel.
La misura che il governo sta studiando prevede, secondo Il Corriere della Sera e Il Sole 24 Ore, una modifica al codice delle comunicazioni elettroniche con l'introduzione di un sistema tariffario incentivante per spingere gli operatori all'aggregazione. Si tratterebbe di un diverso sistema di remunerazione della rete che, secondo il quotidiano di via Solferino potrebbe arrivare come emendamento al decreto semplificazioni. Un testo approvato dal Consiglio dei ministri il 15 ottobre ma che non ha ancora visto la luce.
L’uscita di Di Maio è una nota positiva, se non altro, perché segnala un ritorno di interesse della politica per questo tema. Al contrario di quanto detto dal vice premier, non ci aspettiamo che una simile operazione possa chiudersi nel giro di un mese e mezzo. Ci sembra complicato, promuovere l’innovazione e salvaguardare i posti di lavoro: in caso di superamento della rete in rame, molti addetti alla manutenzione dell’infrastruttura, si troverebbero senza un lavoro da svolgere. Molto difficile attribuire un valore alla rete di Telecom Italia. Se dovesse essere valutata 12,5 miliardi di euro, pari a 7 volte l’Ebitda, il resto delle attività del gruppo sarebbe valutato 3,5 volte l’Ev/Ebitda.
Raccomandazione MOLTO INTERESSANTE, target price 0,82 euro.
Confermiamo il giudizio Molto Interessante anche alla luce della attese speculative e di cessione di asset non strategici come Persidera e Sparkle. Consideriamo Tim Brazil strategica a meno di offerte che "non si possono rifiutare".
Prevediamo che il gruppo continuerà a distribuire dividendo alle azioni di risparmio [TLITn.MI], ma non alle ordinarie, almeno per i prossimi due anni.
Di seguito i dati storici e prospettici elaborati da Websim/Intermonte

www.websim.it
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