ANALISI FONDAMENTALE: CREDEM

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Un 2011 leggermente peggiore delle nostre stime. Credem [EMBI.MI] ha chiuso il 2011 con una crescita degli impieghi ben al di sopra della media di sistema (+5,9% contro +1,5%) grazie a coefficienti di patrimonializzazione solidi (il coreTier1 ha chiuso all’8,7%) che ha consentito alla banca di pagare un dividendo cash (stabile a 0,10 euro per azione).

Outlook positivo sulla qualità del credito e dei costi, alcune preoccupazioni sui ricavi
. Il management ha sottolineato il desiderio di portare la crescita degli impieghi in linea con l’aumento dei depositi ma crediamo che il ricorso ai finanziamenti a lungo termine “Ltro” della Banca centrale europea (5 miliardi di euro “tirati” nelle due aste) dovrebbe servire per sostituire i finanziamenti sui mercati wholesale in scadenza e interbancario piuttosto che per spingere ulteriormente la crescita.

Ci aspettiamo una certa pressione sul costo del funding (dal lato retail) e un contributo stabile dal carry trade (3,4 miliardi di euro di titoli di Stato italiani con scadenza nei prossimi 4-5 mesi dovrebbero essere rimpiazzati con una minore entità di titoli ma di più lunga durata).

I ricavi da commissioni potrebbero mantenersi sotto pressione a causa di una crescita dei finanziamenti minori e di un contributo dei depositi indiretti.
Abbiamo tagliato le nostre stime di Eps (utile per azione) 2012/2013 del -3,7% e del -2,2% rispettivamente per incorporare ricavi più bassi (-2,3% in media) quasi interamente bilanciati da una riduzione dei costi (attesa stabile nel 2012) e dalle perdite su crediti (in linea con gli obiettivi della società a 30/35 punti base).

Banca di qualità, ma non a sconto.
Credem si conferma ancora una volta come una banca di qualità: il livello di crediti non performanti e i coefficienti di capitale sono i migliori tra le banche regionali.

Giudizio NEUTRALE, target price invariato a 4,3 euro. Credem tratta a meno di una volta il capitale tangibile sulla base di un Rote (ritorno sul capitale tangibile) 2012/2013 stimato attorno al 10%. Per il momento preferiamo le banche che trattano a uno sconto superiore e che hanno maggiori margini di rialzo grazie a un miglioramento del profilo di capitale e a un miglioramento stimato della redditività (come risultato di una crescita del taglio dei costi e di un impatto positivo dalle aste Ltro).

Riportiamo nella seguente tabella i principali dati del periodo 2009/2013:

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                                 Fonte: elaborazione Websim/Intermonte

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