ANALISI FONDAMENTALE: BANCA POPOLARE DELL'EMILIA

Prende tempo per la trasformazione in SPA
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Banca Popolare dell'Emilia Romagna [EMII.MI] ha chiuso i primi nove mesi del 2015 con risultati contrastati. 

L'istituto ha realizzato un utile netto di 88,7 milioni di euro, in aumento dai 75,8 milioni dello stesso periodo dell'anno scorso.

Il risultato netto è migliorato a 125,1 milioni, con un incremento del 65%, al netto degli oneri non ricorrenti relativi alla gestione del personale.

La posizione patrimoniale è stata in ulteriore miglioramento rispetto a giugno 2015 con un indice Cet1 pro-forma 'fully phased' pari all'11,78% (12,04% 'phased in' inclusivo del capital gain per la cessione di ICBPI). 

"Le prospettive di redditività per l'anno in corso sono attese in miglioramento rispetto al 2014" conclude la nota della banca.

La banca dovrebbe chiudere il quarto trimestre del 2015 con crescita zero del margine di interesse rispetto al terzo trimestre, lo ha anticipato l'amministratore delegato Alessandro Vandelli in un'intervista rilasciata a un quotidiano.
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La banca è al lavoro sul fronte delle commissioni, ha messo in atto iniziative in grado di far crescere questa linea di ricavi.

Commento.

Il terzo trimestre si è chiuso con ricavi leggermente superiori alle attese grazie a commissioni e trading, mentre il margine di interesse ha mostrato una debolezza superiore al previsto, soprattutto a causa di pressione sui margini.

I costi sono stati in linea con le attese ed includono il one-off relativo ai costi del personale per l’incentivazione all’esodo e per il Fondo di solidarietà (54,3 milioni di euro).

Il costo del rischio è stato leggermente migliore delle attese a 117 punti base  mostrando un progresso rispetto ai trimestri precedenti. 

L'utile netto è stato di 9 milioni di euro..
 
Abbiamo rivisto leggermente al ribasso, mediamente dell'1% all'anno, le stime di utile per azione per il 2016/17.
   
Confermiamo il giudizio INTERESSANTE con un prezzo obiettivo di 9,3 euro.

La banca gode di una posizione patrimoniale solida, mentre il titolo tratta in Borsa al 75% del suo tangible equity, con uno sconto che potrebbe chiudersi nel caso di novità sul fronte M&A.

Purtroppo su quest'ultimo fronte le recenti novità non depongono a favore di una rapida soluzione.

Il management prende tempo.

Il consiglio di amministrazione ha deciso che non c’è fretta di procedere alla trasformazione della banca che, come previsto dalla legge, deve rinunciare allo status di cooperativa. Di conseguenza il cda si è orientato a convocare negli ultimi mesi del 2016 l’assemblea per la trasformazione in Spa.

Questa decisione dimostra che il management preferisce prima arrivare alla costituzione di un nocciolo di azionisti stabili, e solo in un secondo tempo trattare una possibile aggregazione con un’altra banca popolare.

In questo senso un gruppo di soci storici ha creato un'associazione di azionisti che detiene intorno il 5% dell'istituto. Lo ha detto il Ceo, Alessandro Vandelli. Secondo fonti vicine alla vicenda, si tratta di imprenditori del territorio che hanno costituito un'associazione in vista della trasformazione in Spa.

Intanto, la Fondazione Banco di Sardegna potrebbe salire a circa il 5% del capitale di BPER.

Stime future.

Nelle nostre stime prevediamo per il 2015 un calo dei ricavi totali a 2.166 milioni di euro (-2%), con lento recupero negli anni successivi: 2.183 milioni (+0,8%) nel 2016 e  2.220 milioni (+1,7%) nel 2017.

L'utile operativo dovrebbe contrarsi a 877 milioni da 956 milioni.

L’utile netto 2015 è atteso a 280 milioni (+890%), in deciso incremento rispetto ai 15 milioni di un anno fa.

Prevediamo un dividendo sull’esercizio 2015 di 0,085 euro (da 0,02 euro), con incremento a 0,15 euro sul 2016 e 0,23 euro sul 2017.

Il titolo tratta in borsa con un P/E 2015 di 21x, che scende a 14x sulle stime 2016.

Fonte: stime Websim/Intermonte


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