ANALISI FONDAMENTALE: BANCA POPOLARE DELL'EMILIA
Cade la trattativa con Banca Popolare di Milano, il management di Modena preferisce rinviare al 2016 i negoziati per un'aggregazione. Ma a quel punto i giochi saranno fatti e saranno disponibili solo player di secondo piano. Abbassiamo la raccomandazione e il target price....

Il consiglio di amministrazione della Banca popolare dell’Emilia Romagna [EMII.MI] ha deciso che non c’è fretta di procedere alla trasformazione della banca che, come previsto dalla legge, deve rinunciare allo status di cooperativa.
Di conseguenza il cda si è orientato a convocare negli ultimi mesi del 2016 l’assemblea per la trasformazione in Spa.
Questa decisione dimostra che il management preferisce prima arrivare alla costituzione di un nocciolo di azionisti stabili, e solo in un secondo tempo trattare una possibile aggregazione con un’altra banca popolare.
Secondo le più recenti indiscrezioni, il management di Bper avrebbe lasciato cadere i contatti in corso con Banca Pop.Milano [PMII.MI] per una possibile aggregazione, e di conseguenza l’istituto milanese ha avviato un dialogo con Banco Popolare [BAPO.MI] e con Carige [CRGI.MI] con l’obiettivo di arrivare all’integrazione con una delle due.
Stando così le cose, Bper rischia di entrare tardi nei giochi per le aggregazioni fra banche popolari, quando i principali player avranno già deciso acquisizioni e fusioni, e alla banca di Modena resteranno come potenziali obiettivi di aggregazione solo banche di secondo piano, come potrebbero essere Veneto Banca e Banca Popolare di Vicenza, che in più presentano rischi legati di processi di ristrutturazione in corso.
RISULTATI DEL TERZO TRIMESTRE 2015
Ci aspettiamo che i risultati del terzo trimestre 2015, in uscita il prossimo 11 novembre, confermino i trend in atto nei precedenti trimestri, senza impennate né nel margine di interesse, né nelle commissioni. Ci aspettiamo un utile netto di 12 milioni per il trimestre, dopo 50 milioni di spese per riduzione del personale.
VALUTAZIONE
Banca Popolare dell’Emilia Romagna è fra i best performer del listino di Piazza Affari, con un rialzo da inizio anno del 40% circa. A questo andamento brillante hanno fortemente contribuito le aspettative di miglioramento dell’efficienza dell’intero sistema delle banche popolari italiane, grazie alla riforma che le obbliga a trasformarsi in Spa e le spinge ad operare aggregazioni.
La scelta del management di PopEmila di rinviare un’aggregazione avrà effettivi negativi sulle quotazioni, poiché la banca resterà caratterizzata da una bassa redditività, senza prospettive di sinergie interessanti.
Siamo convinti che il partner ideale di Pop.Emila sarebbe Banca Popolare di Milano [PMII.MI], ma dopo le notizie sul fallimento delle trattative a causa di disaccordi sulla governance, non possiamo che valutare Pop.Emilia sulla base della realtà attuale, senza incorporare vantaggi da aggregazioni future.
Abbassiamo la raccomandazione a NEUTRALE da MOLTO INTERESSANTE e tagliamo il target price a 8,30 euro da 9,60 euro.
Nelle nostre stime prevediamo per il 2015 un calo dei ricavi totali a 2.178 milioni di euro (-1,8%), con lento recupero negli anni successivi: 2.212 milioni (+1,6%) nel 2016 e 2.266 milioni (+2,5%) nel 2017.
L’utile netto ce lo aspettiamo quest’anno a 147 milioni (+890%), con successiva crescita nel 2016 a 267 milioni (+82%) e nel 2017 a 365 milioni (+37%).
Prevediamo un dividendo sull’esercizio 2015 di 0,085 euro, con incremento a 0,15 euro sul 2016 e 0,23 euro sul 2017.
www.websim.it
Di conseguenza il cda si è orientato a convocare negli ultimi mesi del 2016 l’assemblea per la trasformazione in Spa.
Questa decisione dimostra che il management preferisce prima arrivare alla costituzione di un nocciolo di azionisti stabili, e solo in un secondo tempo trattare una possibile aggregazione con un’altra banca popolare.
Secondo le più recenti indiscrezioni, il management di Bper avrebbe lasciato cadere i contatti in corso con Banca Pop.Milano [PMII.MI] per una possibile aggregazione, e di conseguenza l’istituto milanese ha avviato un dialogo con Banco Popolare [BAPO.MI] e con Carige [CRGI.MI] con l’obiettivo di arrivare all’integrazione con una delle due. Stando così le cose, Bper rischia di entrare tardi nei giochi per le aggregazioni fra banche popolari, quando i principali player avranno già deciso acquisizioni e fusioni, e alla banca di Modena resteranno come potenziali obiettivi di aggregazione solo banche di secondo piano, come potrebbero essere Veneto Banca e Banca Popolare di Vicenza, che in più presentano rischi legati di processi di ristrutturazione in corso.
RISULTATI DEL TERZO TRIMESTRE 2015
Ci aspettiamo che i risultati del terzo trimestre 2015, in uscita il prossimo 11 novembre, confermino i trend in atto nei precedenti trimestri, senza impennate né nel margine di interesse, né nelle commissioni. Ci aspettiamo un utile netto di 12 milioni per il trimestre, dopo 50 milioni di spese per riduzione del personale.
VALUTAZIONE
Banca Popolare dell’Emilia Romagna è fra i best performer del listino di Piazza Affari, con un rialzo da inizio anno del 40% circa. A questo andamento brillante hanno fortemente contribuito le aspettative di miglioramento dell’efficienza dell’intero sistema delle banche popolari italiane, grazie alla riforma che le obbliga a trasformarsi in Spa e le spinge ad operare aggregazioni.
La scelta del management di PopEmila di rinviare un’aggregazione avrà effettivi negativi sulle quotazioni, poiché la banca resterà caratterizzata da una bassa redditività, senza prospettive di sinergie interessanti.
Siamo convinti che il partner ideale di Pop.Emila sarebbe Banca Popolare di Milano [PMII.MI], ma dopo le notizie sul fallimento delle trattative a causa di disaccordi sulla governance, non possiamo che valutare Pop.Emilia sulla base della realtà attuale, senza incorporare vantaggi da aggregazioni future.
Abbassiamo la raccomandazione a NEUTRALE da MOLTO INTERESSANTE e tagliamo il target price a 8,30 euro da 9,60 euro.
Nelle nostre stime prevediamo per il 2015 un calo dei ricavi totali a 2.178 milioni di euro (-1,8%), con lento recupero negli anni successivi: 2.212 milioni (+1,6%) nel 2016 e 2.266 milioni (+2,5%) nel 2017.
L’utile netto ce lo aspettiamo quest’anno a 147 milioni (+890%), con successiva crescita nel 2016 a 267 milioni (+82%) e nel 2017 a 365 milioni (+37%).
Prevediamo un dividendo sull’esercizio 2015 di 0,085 euro, con incremento a 0,15 euro sul 2016 e 0,23 euro sul 2017.
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