ANALISI FONDAMENTALE: BANCA POP.EMILIA
Buoni i risultati del secondo trimestre con l'utile che supera le stime. L'a.d. dice no a fusioni con banche non quotate ...

Risultati del secondo trimestre 2015.
Banca Popolare dell’Emilia Romagna [EMII.MI] ha ottenuto risultati in linea con le nostre attese, registrando ricavi pari a 527 milioni di euro, derivanti per il 58% (pari a 308 milioni di euro) dal margine netto d’interesse (NII), in diminuzione su base annua del 6,2%, a causa dei tassi d’interesse quasi nulli e della contrazione dello spread, che incidono negativamente sulla redditività della banca.
In crescita sono stati invece i ricavi da commissioni (+3,8% su base annua), grazie al continuo incremento di attività gestite e grazie alla maggiore esposizione su investimenti potenzialmente più remunerativi come azioni, fondi flessibili e bilanciati (pari al 50% a giugno 2015 sul totale delle attività, rispetto al 45% del 2014).
Nel secondo trimestre 2015 la banca ha ottenuto un utile operativo pari a 210 milioni di euro, in linea con le nostre attese di 211 milioni di euro.
L’utile netto si è attestato a 28 milioni di euro, in crescita del 250% rispetto all’utile conseguito nello secondo trimestre 2014.
Il buon risultato reddituale ha beneficiato della stabilizzazione delle perdite sugli accantonamenti prestiti, pari a 150 milioni di euro sia nel primo che nel secondo trimestre del 2015 (in calo del 26,7% su base annua) e di una tassazione favorevole (20%) rispetto all’aliquota media degli ultimi trimestri (pari al 35% circa).
Il tasso di copertura sui crediti deteriorati (% di accantonamenti rispetto ai crediti deteriorati) è passato al 41,8%, dal 41% del primo trimestre del 2015, anche se i crediti deteriorati a carico della banca continuano a crescere anno dopo anno e oggi rappresentano il 15,06% sul totale dei prestiti erogati, mentre nel 2009, anno post-crisi finanziaria, questa percentuale non raggiungeva neppure la soglia dell’8%.
Dal punto di vista patrimoniale la banca ha chiuso il secondo trimestre 2015 con un Common Equity Ratio Tier 1 dell’11,5% e un patrimonio netto tangibile pari a 4,45 miliardi di euro.
Stime per il 2015.
Manteniamo le nostre stime per il 2015 sostanzialmente invariate: prevediamo ricavi totali per 2,17 miliardi di euro, in calo dell’1,8% rispetto al 2014 e un Ebit in diminuzione del 5,9% rispetto al 2014, a quota 900 milioni di euro.
Ci attendiamo un utile netto (comprensivo anche di voci straordinarie) pari a 194 milioni di euro, in crescita del 219% rispetto ai 61 milioni di utili registrati nel 2014.
Prevediamo inoltre che la banca entro fine 2015:
1) raggiunga un patrimonio netto di gruppo pari a 5,6 miliardi di euro e gestisca complessivamente attività per un valore complessivo di 14,6 miliardi di euro;
2) confermi la propria solidità patrimoniale, per cui ci attendiamo un total capital ratio dell’11,4%;
3) incrementi i prestiti erogati alle aziende e ai privati (+1,5% rispetto al 2014) invertendo così la tendenza di fondo degli ultimi anni, caratterizzata da minore facilità di accesso al credito, soprattutto gravata dalla crisi economica attraversata dal paese Italia;
4) distribuisca dividendi ai soci, con un payout ratio pari al 28% e un rendimento atteso pari all’1%, molto inferiore rispetto al rendimento atteso medio nel settore bancario pari a 3,1%, trainato da Intesa San Paolo [ISP.MI] e Banca Ifis [IF.MI], le più generose.
Accordo con i sindacati sulla riduzione del personale.
Il gruppo ha siglato un accordo con le organizzazioni sindacali in merito al processo di riorganizzazione, ristrutturazione e riqualificazione del piano al 2017 presentato a febbraio.
A fronte di 1.088 eccedenze (con il ricorso a piani di pensionamento e prepensionamento, oltre che con l'ottimizzazione del turnover) sono previste 781 uscite di risorse interne e 200 assunzioni, con un calo di organico complessivo dunque di 581 unità.

Per 507 dipendenti, poi, è prevista una importante ricollocazione professionale.
L'accordo raggiunto permetterà, a fronte di una stima di costo una tantum per il 2015 di circa 62 milioni di euro al lordo degli effetti fiscali, di ottenere un risparmio annuo per il 2017 di 56 milioni rispetto al costo inerziale che sarebbe previsto alla stessa data.
Conclusioni
Confermiamo la nostra raccomandazione MOLTO INTERESSANTE sul titolo, con target price a 9,60 euro.
Banca Popolare dell’Emilia Romagna ha confermato nella seconda trimestrale una buona solidità patrimoniale e sta lavorando per migliorare la profittabilità.
Mettendo a confronto Bper con le principali banche italiane, notiamo che oggi il titolo sta scambiando a 0,87 volte il suo patrimonio netto tangibile e cioè a sconto rispetto alla media di settore che è pari a 1,16 volte.
Crediamo che il gap possa essere chiuso grazie allo scenario di M&A che coinvolgerà, già da inizio 2016, le banche popolari e che potrebbe portare numerose sinergie e risparmi di costi ai diversi istituti di credito, in primis a Bper, consentendo una rapida crescita per vie esterne, come ha dichiarato l’amministratore delegato della banca Alessandro Vandelli.
L’aggregazione potrebbe consentire a Banca Popolare dell’Emilia Romagna di essere più competitiva, in termini di redditività, migliorando il ritorno sul capitale, che prevediamo nel 2015 attorno al 4%, contro una media di settore nettamente superiore e attesa al 7,4%.
Da inizio anno il titolo si è apprezzato del 50%.
Qui sotto riportiamo i risultati reddituali e patrimoniali più significativi degli anni 2013-14 e le nostre previsioni per il triennio 2015-17:

Fonte: elaborazione Websim/Intermonte
www.websim.it
Banca Popolare dell’Emilia Romagna [EMII.MI] ha ottenuto risultati in linea con le nostre attese, registrando ricavi pari a 527 milioni di euro, derivanti per il 58% (pari a 308 milioni di euro) dal margine netto d’interesse (NII), in diminuzione su base annua del 6,2%, a causa dei tassi d’interesse quasi nulli e della contrazione dello spread, che incidono negativamente sulla redditività della banca.
In crescita sono stati invece i ricavi da commissioni (+3,8% su base annua), grazie al continuo incremento di attività gestite e grazie alla maggiore esposizione su investimenti potenzialmente più remunerativi come azioni, fondi flessibili e bilanciati (pari al 50% a giugno 2015 sul totale delle attività, rispetto al 45% del 2014).
Nel secondo trimestre 2015 la banca ha ottenuto un utile operativo pari a 210 milioni di euro, in linea con le nostre attese di 211 milioni di euro.
L’utile netto si è attestato a 28 milioni di euro, in crescita del 250% rispetto all’utile conseguito nello secondo trimestre 2014.
Il buon risultato reddituale ha beneficiato della stabilizzazione delle perdite sugli accantonamenti prestiti, pari a 150 milioni di euro sia nel primo che nel secondo trimestre del 2015 (in calo del 26,7% su base annua) e di una tassazione favorevole (20%) rispetto all’aliquota media degli ultimi trimestri (pari al 35% circa).
Il tasso di copertura sui crediti deteriorati (% di accantonamenti rispetto ai crediti deteriorati) è passato al 41,8%, dal 41% del primo trimestre del 2015, anche se i crediti deteriorati a carico della banca continuano a crescere anno dopo anno e oggi rappresentano il 15,06% sul totale dei prestiti erogati, mentre nel 2009, anno post-crisi finanziaria, questa percentuale non raggiungeva neppure la soglia dell’8%.
Dal punto di vista patrimoniale la banca ha chiuso il secondo trimestre 2015 con un Common Equity Ratio Tier 1 dell’11,5% e un patrimonio netto tangibile pari a 4,45 miliardi di euro.
Stime per il 2015.
Manteniamo le nostre stime per il 2015 sostanzialmente invariate: prevediamo ricavi totali per 2,17 miliardi di euro, in calo dell’1,8% rispetto al 2014 e un Ebit in diminuzione del 5,9% rispetto al 2014, a quota 900 milioni di euro.
Ci attendiamo un utile netto (comprensivo anche di voci straordinarie) pari a 194 milioni di euro, in crescita del 219% rispetto ai 61 milioni di utili registrati nel 2014.
Prevediamo inoltre che la banca entro fine 2015:
1) raggiunga un patrimonio netto di gruppo pari a 5,6 miliardi di euro e gestisca complessivamente attività per un valore complessivo di 14,6 miliardi di euro;
2) confermi la propria solidità patrimoniale, per cui ci attendiamo un total capital ratio dell’11,4%;
3) incrementi i prestiti erogati alle aziende e ai privati (+1,5% rispetto al 2014) invertendo così la tendenza di fondo degli ultimi anni, caratterizzata da minore facilità di accesso al credito, soprattutto gravata dalla crisi economica attraversata dal paese Italia;
4) distribuisca dividendi ai soci, con un payout ratio pari al 28% e un rendimento atteso pari all’1%, molto inferiore rispetto al rendimento atteso medio nel settore bancario pari a 3,1%, trainato da Intesa San Paolo [ISP.MI] e Banca Ifis [IF.MI], le più generose.
Accordo con i sindacati sulla riduzione del personale.
Il gruppo ha siglato un accordo con le organizzazioni sindacali in merito al processo di riorganizzazione, ristrutturazione e riqualificazione del piano al 2017 presentato a febbraio.
A fronte di 1.088 eccedenze (con il ricorso a piani di pensionamento e prepensionamento, oltre che con l'ottimizzazione del turnover) sono previste 781 uscite di risorse interne e 200 assunzioni, con un calo di organico complessivo dunque di 581 unità.

Per 507 dipendenti, poi, è prevista una importante ricollocazione professionale.
L'accordo raggiunto permetterà, a fronte di una stima di costo una tantum per il 2015 di circa 62 milioni di euro al lordo degli effetti fiscali, di ottenere un risparmio annuo per il 2017 di 56 milioni rispetto al costo inerziale che sarebbe previsto alla stessa data.
Conclusioni
Confermiamo la nostra raccomandazione MOLTO INTERESSANTE sul titolo, con target price a 9,60 euro.
Banca Popolare dell’Emilia Romagna ha confermato nella seconda trimestrale una buona solidità patrimoniale e sta lavorando per migliorare la profittabilità.
Mettendo a confronto Bper con le principali banche italiane, notiamo che oggi il titolo sta scambiando a 0,87 volte il suo patrimonio netto tangibile e cioè a sconto rispetto alla media di settore che è pari a 1,16 volte.
Crediamo che il gap possa essere chiuso grazie allo scenario di M&A che coinvolgerà, già da inizio 2016, le banche popolari e che potrebbe portare numerose sinergie e risparmi di costi ai diversi istituti di credito, in primis a Bper, consentendo una rapida crescita per vie esterne, come ha dichiarato l’amministratore delegato della banca Alessandro Vandelli.
L’aggregazione potrebbe consentire a Banca Popolare dell’Emilia Romagna di essere più competitiva, in termini di redditività, migliorando il ritorno sul capitale, che prevediamo nel 2015 attorno al 4%, contro una media di settore nettamente superiore e attesa al 7,4%.
Da inizio anno il titolo si è apprezzato del 50%.
Qui sotto riportiamo i risultati reddituali e patrimoniali più significativi degli anni 2013-14 e le nostre previsioni per il triennio 2015-17:

Fonte: elaborazione Websim/Intermonte
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