Bond, chi cerca occasioni le trova sulla duration corta

Il Gilt a due anni rende il 4,24%, contro il 2,54% del Bund di pari scadenza e il 2,70% del BTP. La carta di debito britannica ha sottoperformato quella dell’Europa negli ultimi mesi

Autore: Marino Masotti
Rappresentazione grafica di un bond finanziario, con cifre e simboli economici.

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Bund ai minimi

3% di tasso di rendimento del Bund a dieci anni, non è soltanto un livello simbolico, è uno spartiacque tra uno scenario di inflazione e uno di deflazione.

Se il mondo, anche per effetto della guerra nel Golfo Persico, tornerà ad essere afflitto dal continuo aumento del caro vita, il tasso del decennale tedesco potrebbe continuare il movimento degli ultimi due mesi e mezzo e spingersi verso quel 3,5% visto l’ultima volta nel 2011, nei momenti più drammatici della crisi del debito sovrano.
Se invece si resta nelle condizioni degli ultimi quindici anni, al netto della pandemia, quota 3% potrebbe essere un buon livello di ingresso per una strategia di accumulo paziente sulle obbligazioni europee.

Passando dal benchmark di riferimento per il debito tedesco a lungo termine al future Bund, un indicatore più corretto degli andamenti di lungo periodo, si vede che oggi siamo a prezzi del 30% più bassi dei massimi del 2019, qualcosa di enorme per il mondo delle obbligazioni.

Per i bond la guerra è rumore di fondo

Michelangelo Martino, fixed income trader di Intermonte, ritiene che questi siano prezzi meritevoli di attenzione, soprattutto per gli investitori di medio lungo periodo che non hanno tempo di seguire i mercati ogni giorno e non si aspettano di essere all’alba di un mondo di nuovo afflitto dall’inflazione.
Con questo approccio disincantato rispetto all’attualità, le vicende del Golfo Persico diventano poco significative: per i bond, la guerra “è solo rumore di fondo, le tendenze di fondo sono altre”, dice il trader a Websim.it.
A muovere il mercato, nel lungo periodo, non è il petrolio ma il continuo aumento dell’indebitamento dei paesi, oltre che il progressivo ricorso a politiche fiscali basate sul deficit. Negli ultimi cinque anni i tassi di rendimento dei governativi a trent’anni di Stati Uniti, Giappone e Germania, sono saliti in modo continuo, indipendentemente dai su e giù dei prezzi dell’energia.

Corto è bello 

Per questo motivo, Martino guarda con qualche diffidenza alle scadenze lunghe: “Nella zona euro non mi spingerei oltre quattro anni di durata, i BTP o i Bund a due o tre anni sono una buona opportunità, con rischi contenuti”. Un eventuale aumento del costo del denaro da parte della BCE già il prossimo mese va messo in conto. Per questa ragione, Martino preferisce cautela e movimenti di acquisto in punta di piedi ancora per qualche settimana, in attesa di capire se a Francoforte prevarrà la componente più timorosa di non commettere gli errori di sottovalutazione del 2022, oppure, se prenderà il sopravvento nel board l’area che non vuole contribuire a rallentare con una stretta monetaria una dinamica economica stanca ed incerta.

Gilt

In Europa, una buona occasione potrebbe essere nel Regno Unito. Il Gilt a due anni rende il 4,24%, contro il 2,54% del Bund di pari scadenza e il 2,70% del BTP. La carta di debito britannica ha sottoperformato quella dell’Europa negli ultimi mesi, soprattutto a causa dell’indebolimento del governo provocata dall’affaire Mandelson. A partire da oggi, in Inghilterra si vota alle amministrative per 136 consigli comunali, vari sindaci e cinquemila consiglieri, mentre in Scozia e in Galles si va alle urne per eleggere il nuovo Governo autonomo.
In caso di pesante sconfitta del Labour, è possibile che ripartano le vendite, ma a soffrire di più dovrebbe essere la parte a lunga dei governativi. L’effetto cambio non dovrebbe essere tale da scoraggiare l’investitore in euro:  la sterlina infatti, non è più la valuta imperiale di un secolo fa, ma questa perdita di rilevanza strategica, è anche una protezione in quanto, al contrario del dollaro, non è terreno di operazioni per la speculazione internazionale. Il tasso euro-sterlina, negli ultimi cinque anni, si è mosso relativamente poco, tra 0,83 e 0,89.   

 



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