Yemen in guerra: petrolio a 110$, due stretti a rischio

Lo Yemen entra nel conflitto in Medio Oriente. Brent a 110$, WTI sopra 100$. A rischio anche lo Stretto di Babel. Giappone teme lo yen debole.

Autore: Team Advisory
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Continua ad infuriare lo scontro in Medio Oriente. La notizia più rilevante del weekend è stata l'entrata in guerra del gruppo armato yemenita alleato dell'Iran, che ha effettuato una serie di attacchi missilistici balistici e con droni contro siti militari israeliani. Un'escalation che aggiunge un nuovo fronte al conflitto e che porta con sé conseguenze dirette sul prezzo del petrolio e sui mercati globali.

Lo Yemen entra in guerra: a rischio lo Stretto di Babel

Il gruppo armato yemenita, alleato dell'Iran, ha effettuato nel weekend una serie di attacchi missilistici balistici e con droni contro siti militari israeliani. Si tratta di un'escalation significativa che allarga il perimetro del conflitto in Medio Oriente.

Lo Stretto di Babel: un nuovo punto critico per il petrolio

Lo Yemen, attraverso questo gruppo armato, ha già in passato effettuato diversi attacchi contro lo Stretto di Babel, uno dei punti di passaggio attraverso cui transitano diversi milioni di barili di petrolio. La possibile minaccia a questo stretto, che si aggiunge allo Stretto di Hormuz già chiuso, potrebbe portare un'ulteriore pressione al prezzo del petrolio.

Petrolio: Brent a 110 dollari, WTI sopra i 100

Il prezzo del petrolio è partito al rialzo nella giornata odierna. Il Brent si trova in area 110 dollari al barile, mentre il WTI ha superato quota 100 dollari. La combinazione tra l'entrata in guerra dello Yemen e la persistente chiusura dello Stretto di Hormuz alimenta la pressione sui prezzi energetici.

Escalation e de-escalation: segnali contrastanti

50.000 militari USA in Medio Oriente, ipotesi attacco di terra

Gli Stati Uniti continuano a inviare soldati in Medio Oriente. Dal totale complessivo dall'inizio del conflitto si parla di cinquantamila unità. Nelle ultime ore sono stati inviati altri 3500 marines. Un articolo del Washington Post suggerisce inoltre la possibilità di un attacco di terra. Gli obiettivi statunitensi rimangono difficili da definire: si parla dell'isola hub di esportazioni di petrolio iraniano, della possibilità di liberare completamente lo Stretto di Hormuz e di operazioni per reperire il materiale nucleare iraniano.

Iran: una legge per imporre dazi sullo Stretto di Hormuz

Dal lato iraniano, Teheran cerca di rafforzare il proprio controllo sullo Stretto ipotizzando la redazione di una legge che vada a imporre dazi sul passaggio delle navi all'interno dello Stretto di Hormuz.

Pakistan, Arabia Saudita, Turchia ed Egitto cercano la mediazione

Sul fronte diplomatico, diversi Paesi stanno cercando di fare da mediatori. Dopo il Pakistan, citato la scorsa settimana, anche Arabia Saudita, Turchia ed Egitto starebbero lavorando per raggiungere un possibile cessate il fuoco. Le potenze direttamente coinvolte nel conflitto, Iran e Stati Uniti, rimangono però ancora distanti da questi possibili colloqui.

Giappone: lo yen debole e il rischio rialzi

Il Giappone è uno dei Paesi che più è stato colpito dall'inflazione negli ultimi anni e tiene sotto stretto controllo la propria valuta. Negli ultimi mesi lo yen si è mostrato particolarmente debole, con il cambio dollaro-yen che ha raggiunto un livello particolarmente sensibile a quota 160. È intervenuto il governatore della Banca Centrale giapponese, Kazuo Ueda, ipotizzando possibili rialzi dei tassi nel breve termine.

Da monitorare questa settimana

Due i dati macro da tenere sotto osservazione nei prossimi giorni: i dati sull'inflazione europea, per verificare se lo shock energetico sta già producendo effetti nell'area euro, e i dati sul mercato del lavoro statunitense.

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