Petrolio oltre 100 dollari: guerra Iran-USA scuote i mercati

Il conflitto tra Stati Uniti e Iran fa impennare il petrolio oltre 100 dollari. Chiuso lo Stretto di Hormuz e timori per inflazione globale, mercati in calo e nuove tensioni economiche.

Autore: Team Advisory&Gestione
Macro e Mercati

Petrolio sopra i 100$ con l’escalation tra Iran e USA

Il prezzo del petrolio è tornato sopra i 100 dollari al barile a causa dell’escalation militare tra Stati Uniti e Iran. La crisi ha assunto una forte dimensione energetica, con attacchi alle infrastrutture petrolifere e alle petroliere nel Golfo.

Uno dei fattori più critici è la chiusura dello Stretto di Hormuz, passaggio strategico da cui transita circa il 20% del petrolio globale. La sospensione dei flussi e gli attacchi alle infrastrutture energetiche hanno spinto diversi Paesi della regione a ridurre la produzione.

Tra questi figurano Qatar, Kuwait, Iraq ed Emirati Arabi, con un impatto diretto sull’offerta globale di greggio.

Riserve strategiche e rischio crisi energetica globale

Nonostante il forte rialzo, il petrolio ha registrato un leggero ritracciamento dopo le indiscrezioni su un possibile rilascio delle riserve strategiche da parte dei Paesi del G7.

Tuttavia si tratterebbe solo di un intervento temporaneo. Se il conflitto tra Stati Uniti e Iran dovesse durare settimane, il rischio è una crisi energetica simile a quella seguita alla guerra tra Russia e Ucraina.

L’effetto principale sarebbe un nuovo aumento dell’inflazione globale, trainato dall’energia.

Inflazione: la sfida economica per Trump

La crescita del prezzo del petrolio arriva in un momento politicamente delicato negli Stati Uniti, con l’avvicinarsi delle elezioni di medio termine.

Uno degli obiettivi principali dell’amministrazione Trump è mantenere sotto controllo il costo della vita. Nei mesi precedenti al conflitto il prezzo dell’energia era stato mantenuto relativamente basso proprio per contenere l’inflazione.

Un aumento prolungato del petrolio rischia quindi di mettere sotto pressione economia e consenso politico.

Lavoro USA in rallentamento e timori di stagflazione

A complicare il quadro arriva anche un segnale di debolezza dal mercato del lavoro americano.

Gli ultimi dati indicano un calo degli occupati mensili di circa 92.000 unità, una revisione al ribasso dei dati dei mesi precedenti e una disoccupazione salita al 4,4%.

Il problema per la Federal Reserve è il possibile ritorno dello spettro della stagflazione: inflazione ancora elevata vicino al 3% e crescita economica in rallentamento.

Mercati finanziari in tensione e corsa al dollaro

L’incertezza geopolitica ha colpito i mercati globali. Le borse hanno reagito negativamente mentre gli investitori cercano asset rifugio.

Tra i principali effetti sui mercati si segnalano il rialzo dei tassi per timori inflazionistici, il dollaro visto come principale bene rifugio e una crescente pressione sulle economie più dipendenti dall’energia.

In Europa cresce anche la preoccupazione per l’Italia, particolarmente esposta alle dinamiche energetiche globali.

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