Si chiude nella calma una settimana di forte agitazione dei mercati

Il Ftse Mib è in calo dello 0,3% a fine seduta,  il bilancio settimanale provvisorio è -3,3%. Da inizio mese il ribasso è del 6,7%, il più ampio tra i principali listini azionari europei.

Autore: Marino Masotti
Inquadratura del Ponte di Brooklyn con la struttura sospesa e la città sullo sfondo.

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Il rialzo di circa il 5,5% del Brent questa settimana, rilevante ma non clamoroso, potrebbe essere stato l'elemento scatenante degli scossoni degli ultimi giorni, tra i più complicati dall'inizio dell'anno. Gli operatori hanno ridotto il rischio, comprato protezione e smontato le strategie più spinte su tutto il mercato finanziario. Solo le valute sono rimaste relativamente tranquille.

A Wall Street, ieri il Nasdaq ha chiuso in calo del 2,6%, la peggior seduta da giugno. La settimana si avvia a chiudersi con un ribasso dello 0,3% e da inizio mese l'indice perde il 3,3%. L'indice SOX dei semiconduttori è sceso giovedì del 6,7%, per trovare di peggio si deve tornare a giugno. 

Anche se tra petrolio e intelligenza artificiale non c'è un legame diretto e preciso, i due movimenti sono da associare, per comprendere i movimenti di questa settimana. In certi momenti i mercati non cercano giustificazioni: si vende ciò che è salito di più in passato, soprattutto quando altre strategie devono reintegrare le garanzie richieste. Il rialzo del greggio ha spinto a un ripensamento e poi a una ripiegamento, in alcune aree del mercato, quelle dove si sono visti di recente alcuni segnali di esagerazioni, questi passaggi non sono stati pacifici. 

Questa lettura aiuta a spiegare un'altra anomalia della settimana, il calo dell'oro, venduto nonostante la discesa dei tassi reali, che di solito favorisce le attività che non rendono interessi né dividendi. Si è anche rotta questa settimana una relazione che durava da qualche mese, quella tra petrolio e Treasury. Il tasso di rendimento del decennale ha registrato ieri un calo giornaliero visto poche volte negli ultimi mesi, la cosa notevole, è che sia avvenuto con il petrolio in rialzo del 2,5%.  

Una settimana complicata 

Non ci sono state solo forti vendite: i settori meno legati al ciclo economico, i cosiddetti difensivi, sono andati molto bene. Il sottoindice dell'S&P 500 che raccoglie i beni di prima necessità ha toccato i massimi storici.

È stata una settimana complicata e anomala per tutti, professionisti compresi. Giovedì, secondo Goldman Sachs, è stata una delle giornate peggiori per gli hedge fund dai tempi della pandemia. "Per la prima volta dal Covid, tutte e tre le principali strategie azionarie hanno perso più dell'1% nello stesso giorno", si legge nella nota ai clienti ripresa oggi da Bloomberg. I gestori long/short fondamentali hanno ceduto l'1,4%, il dato peggiore dal 16 luglio, con i fondi specializzati in telecomunicazioni, media e tecnologia in calo medio del 2,7%. Quelli sistematici hanno perso l'1,3%, la terza peggior seduta dal dicembre 2023. Anche le piattaforme multistrategia, costruite per proteggersi dai cali generalizzati, hanno lasciato sul terreno l'1,9%, il secondo peggior risultato dal crollo seguito ai dazi dell'aprile 2025. Oltre due terzi dei fondi hanno chiuso in perdita.

Quanto durerà

Fino a quando potrebbe durare questa fase di turbolenza? Michael Hartnett, strategist di Bank of America, risponde così: "Restiamo tatticamente avversi al rischio fino a metà novembre". Si aspetta quindi rendimenti obbligazionari, azioni e dollaro in calo. Secondo Hartnett, i mercati non hanno ancora scontato del tutto una vittoria democratica sia alla Camera sia al Senato, che porrebbe fine all'attuale regime di tasse e regole leggere. Un segnale di ripresa potrebbe arrivare da un intervento della Bce o del governo francese per fermare la corsa dei rendimenti dei titoli di Stato francesi, oppure da un picco dei differenziali sul debito delle grandi aziende dell'intelligenza artificiale, favorito da tagli agli investimenti o da un annuncio molto consistente di emissioni azionarie.

Le borse europee

Le borse europee, poco o nulla esposte in modo diretto all'intelligenza artificiale, avrebbero dovuto restare al riparo o, come è accaduto più volte negli ultimi due anni, fare da rifugio per chi esce dalla tecnologia americana. Questa volta non è andata così. Lo Stoxx 600 si avvia a chiudere la settimana con un calo di quasi il 2%. Le attese di un raffreddamento del ciclo espansivo, legato al rallentamento della corsa dell'intelligenza artificiale, penalizzano le banche: l'indice di settore, debole anche oggi, perde il 6% nella settimana e il 10,5% da inizio mese. A guidare la settimana sono le aziende farmaceutiche (+3,7%). Da inizio mese il settore migliore è quello di alimentari e bevande, con un rialzo del 12%, favorito da una rotazione verso le aree difensive del listino europeo che dura ormai da tempo.

Piazza Affari

Il Ftse Mib è in calo dello 0,6% e il bilancio settimanale provvisorio è -3,5%. Da inizio mese il ribasso è del 6,7%, il più ampio tra i principali listini europei. Technoprobe e Prysmian, sempre più legate al tema dell'intelligenza artificiale, sono tra le peggiori della settimana con perdite superiori al 10%. Le banche cedono tra il 6% e il 7%. Eni, oggi in rialzo del 2,5% e sui massimi dal 2007 nel giorno dei conti trimestrali, è la migliore della settimana.

 



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