I bond crollano e le borse sopportano, la Francia è un gallo spennato
Penalizzato dal calo delle banche, il Ftse Mib di Milano si avvia a chiudere la settimana con un calo del 2,9%, contro il -0,6% del Dax. A Wall Street invece, bilancio settimanale positivo del Nasdaq

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Per tutto settembre le Borse europee hanno quasi ignorato il fracasso della caduta delle obbligazioni. Con l'arrivo di ottobre il rumore è diventato insopportabile: la prima seduta del nuovo trimestre si è aperta con la peggiore performance giornaliera di Piazza Affari, e il recupero di oggi cambia poco il bilancio della settimana, con il Ftse Mib a -2,7%. Chiudono in calo anche gli altri listini dell'area, ma con differenze che rispecchiano la solidità dei conti pubblici: la Germania se la cava meglio, con il Dax in flessione di appena lo 0,4%.
Sono state penalizzate le Borse in cui pesano di più le banche: lo Stoxx Banks è l'indice peggiore della settimana, con un calo del 5%. I tassi alti, fino a un certo punto, aiutano il settore; oltre, soprattutto se i movimenti sono bruschi, diventano un problema, perché una parte importante dell'attivo delle banche è fatta di titoli di Stato.
A Milano la settimana si chiude con Banco Bpm in ribasso del 9%, Unicredit del 7,5%, Intesa Sanpaolo del 7%. Per le stesse ragioni Generali e Unipol perdono circa il 5%.
La caduta dei bond non ha invece disturbato la tecnologia. I conti trimestrali di Micron e le indiscrezioni sull'ultima valutazione di OpenAI in un round di finanziamento hanno dato nuova spinta a tutto il comparto: l'indice Sox dei semiconduttori, (oggi +3%), è alla quarta settimana consecutiva di rialzo e lo Stoxx Technology europeo avanza del 5,7%. In evidenza Technoprobe (+15%), che produce strumenti per i controlli di qualità sui chip, e StM (+7%). Prysmian, che beneficia della corsa all'elettrificazione e ai data center, guadagna il 6%.
A Wall Street, il Nasdaq guadagna l'1,5% e si avvia a chiudere la settimana in positivo. L'S&P500 ha azzerato con la performance di oggi, il ribasso dei giorni scorsi.
Quella appena finita è stata la settimana delle obbligazioni. Il rendimento del Treasury decennale americano è salito intorno al 5,30%, il massimo dal 2002. Il debole dato sull'occupazione negli Stati Uniti diffuso oggi ha tolto di mezzo almeno uno dei motivi della corsa, quello del timore di una stretta monetaria lunga e dolorosa, ma restano tutti gli altri: 400 miliardi di dollari di prestiti legati all'intelligenza artificiale, un debito americano oltre i 40mila miliardi, 18mila miliardi di nuovi prestiti attesi dai Paesi Ocse, le spese militari, il Giappone che vende titoli esteri per sostenere lo yen, le banche centrali che comprano meno. In questo quadro Bill Gross, il "re dei bond" e cofondatore di Pimco, dice che compra solo titoli a un anno, che rendono il 4,55%. Tutto il resto è da evitare.
Altri, tra cui JP Morgan, non vedono nulla di strano: i rendimenti sono coerenti con una fase di crescita tumultuosa. Ian Harnett, di Absolute Strategy Reasearch, ci trova perfino del buono: un costo del denaro alto impone disciplina a imprese e governi senza frenare gli investimenti. A spingere i rendimenti, sostiene sul Financial Times, non sono l'inflazione o i conti pubblici, ma la crescita. "I tassi reali riflettono semplicemente il vero costo del capitale", scrive.
In Europa le strade dei titoli di Stato si stanno separando. Ieri, in una sola seduta, il divario tra Btp e Schatz tedesco a due anni è raddoppiato a 50 punti base, un fatto mai accaduto prima, e lo spread Btp-Bund è salito a 120, massimo da aprile dello scorso anno. Sembra una replica della crisi del debito dell'area euro, ma stavolta l'epicentro è Parigi: il differenziale tra Oat francesi e Bund è balzato a circa 142 punti base, il massimo dal 2012.
I dati della settimana mostrano un'inflazione che non se ne va e un'incertezza politica in aumento. Barclays prevede un deficit francese sopra il 5% del Pil e un debito oltre il 120%, mentre la manovra migliora il disavanzo di appena 0,4 punti. Il dibattito parte il 13 ottobre, con circa 70 giorni per l'approvazione; il ricorso all'Articolo 49.3 rischierebbe di innescare una mozione di sfiducia. Paradossalmente lo stress dei mercati potrebbe aiutare, perché alla vigilia delle presidenziali nessun partito vuole una crisi finanziaria.
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