Speciale Iran e Mercati: venti di guerra anche sul BTP, sale lo spread
Il decennale italiano ha sfiorato quota 4%. Il bund tedesco è sui massimi dal 2011, ben oltre il 3%. Spread a 90 punti base. Soffre anche l'oro, verso la peggior settimana dal 1983

Israele: basta attacchi ai pozzi
Continua la tensione sui mercati, col tentativo israeliano di stemperare l’impatto sulle materie prime energetiche: durante una conferenza stampa, il premier Benjamin Netanyahu ha infatti affermato che Israele non colpirà più le infrastrutture energetiche iraniane, dopo la rappresaglia iraniana sugli asset gas e petroliferi dei paesi del Golfo di ieri. Il primo ministro ha voluto inoltre scagionare gli alleati statunitensi ribadendo come Israele abbia «agito da sola».
L'iran continua a sparare missili
Comunque volatile la mattinata, che ha visto l’ennesima interruzione di una raffineria e in particolare quella di Mina Al-Ahmadi (Kuwait), dalla capacità di 346,000 barili al giorno, dopo un’ondata di attacchi iraniani. Bersagliato anche lo stesso territorio israeliano, in concomitanza a dichiarazioni dell’agenzia semi-ufficiale iraniana Fars, che ha sostenuto come l’Iran continui a produrre missili «persino in condizioni di guerra» e come non ci siano «particolari problemi con le scorte». Insomma, nonostante le dichiarazioni del Segretario della Difesa USA Hegseth di ieri sulla riduzione del -90% delle capacità iraniane (sia droni che missili), la Repubblica Islamica continua a dire la sua nel Golfo.
Si preparo lo sbarco a Kharg
La giornata di oggi caratterizza inoltre l’inizio del Nuovo Anno Persiano, festività che ricorre con celebrazioni per l’arrivo della primavera. Una primavera che si preannuncia calda, secondo le indiscrezioni riportate oggi da Axios: dopo il recente bombardamento delle capacità militari nell’area dell’isola di Kharg, gli USA starebbero infatti considerando la conquista dell’isola, da cui parte il 90% delle esportazioni di petrolio iraniano. Se confermata, quest’indicazione segnerebbe il preludio ad un intervento di terra statunitense, indicazione del resto coerente con la mobilitazione di più mezzi attrezzati per l’assalto anfibio. È il caso della «piccola portaerei» USS Tripoli (partita negli scorsi giorni) e della USS Boxer, oggi in partenza per il Medio Oriente secondo alcune fonti. Non trova quindi tregua il petrolio Brent, alle porte dei 110 dollari al barile.
Panico sulle obbligazioni
L’acuirsi di queste tensioni sta oggi sostenendo il rafforzamento del dollaro contro l’euro sotto alla soglia di 1.155, dopo il rimbalzo della valuta comune di ieri sostenuto dalle indiscrezioni dei falchi BCE sulla possibilità di molteplici rialzi ai tassi di riferimento europei (i mercati prezzano già un rialzo tra aprile\giugno e uno a luglio).
In questo contesto, a pagare pegno sono soprattutto i titoli obbligazionari, con il decennale italiano ormai prossimo al 4.0% (3.955% nell’ultima ora di contrattazione) dopo un allargamento dello spread, pericolosamente diretto alla soglia a tripla cifra dei 100 punti base (attualmente in area 92). Rompe ogni record il bund tedesco, sui massimi livelli dal 2011, quasi sfiorando il 3.04% nel pomeriggio.
L’impressione è quindi quella di un prolungamento almeno di alcune settimane del conflitto, che potrebbe continuare a deporre a favore di un rialzo dei prezzi energetici. La progressiva riduzione delle scorte e la fragilità delle attuali valvole di sfogo di parte della produzione petrolifera bloccata nel Golfo (è il caso del porto di Yanbu, che affaccia sul Mar Rosso, bersaglio recente di alcuni droni iraniani) contribuiscono a tenere alta la volatilità sulle materie prime energetiche e sui loro prodotti raffinati.
Neanche l'oro tiene più
Ancora vittima delle prese di profitto l’oro, sotto il fuoco incrociato di attese per politiche monetarie più restrittive in caso di prolungamento del conflitto e di liquidazioni nel contesto d’incertezza. Seppur forte di una performance recente negativa, il metallo giallo rimane ad oggi positivo di oltre il +5.5% da inizio anno (circa un punto percentuale in più per l’investitore europeo, che beneficia dell’apprezzamento del dollaro), rispetto agli andamenti diffusamente negativi dei principali indici azionari (salvo il Nikkei, +6.0% circa da inizio anno).
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