Speciale Iran e Mercati: Trump vuole trattare, l'Iran non si fida
In sofferenza l’obbligazionario, con il BTP decennale tornato in area 4% e lo spread BTP-Bund a 95 punti base. Il decennale Treasury si porta al 4,4%. Pressione ribassista anche sui metalli preziosi

Photo by Anton Petrus/Getty Images
Trump fa il buono, l'Iran non si fida
Dopo la notizia di ieri comunicata da Trump di colloqui produttivi tra USA e Iran e ultimatum posticipato di 5 giorni sulla riapertura dello Stretto di Hormuz, la situazione oggi torna a essere tesa.
Teheran teme che Washington stia prendendo tempo, fingendo di voler aprire a colloqui di pace per poi eliminare nuovamente i leader iraniani. D’altra parte, nonostante le dichiarazioni pacifiche di Trump, continua l’invio di militari e mezzi verso il Medio Oriente, rendendo concreta anche l’ipotesi di un tentativo di invasione. L’arrivo di migliaia di Marines è previsto per venerdì.
Negoziatore cercasi
Oltre alle dichiarazioni, Trump si è effettivamente messo in contatto con il Pakistan per individuare un Paese mediatore: la difficoltà non è infatti solo identificare il nuovo leader iraniano, ma anche stabilire un intermediario adeguato. Islamabad potrebbe essere la città scelta, ma deve ancora essere confermata come possibile sede dei colloqui. Secondo “The Guardian”, il principale negoziatore statunitense sarebbe JD Vance, che sembrerebbe essere tra i maggiori oppositori del conflitto all’interno delle prime linee dell’amministrazione Trump. Questo segnalerebbe un cambiamento rilevante, dato che i precedenti negoziatori sono stati Witkoff e Kushner. La controparte iraniana sarebbe invece Mohammad Bagher Ghalibaf, una delle ultime figure rilevanti del regime ad essere sopravvissuta agli attacchi. Lo speaker del parlamento ha tuttavia, smentito che ci siano già stati colloqui di cessate il fuoco, e mostra toni ancora bellicosi.
L'Iran controlla Hormuz
Al momento gli attacchi continuano. La risposta di Teheran all’attacco israeliano della settimana scorsa al giacimento di South Pars è stata netta: blocco dei flussi di gas diretti verso la Turchia, che importa da questo Paese circa il 14% del proprio fabbisogno, e contrattacchi verso Israele. Nel frattempo, prosegue la parziale apertura dello Stretto di Hormuz: la stampa iraniana riferisce che un’imbarcazione tailandese è riuscita ad attraversarlo senza problemi. L’Iran starebbe tuttavia valutando l’introduzione di dazi per consentire alle navi un passaggio sicuro nello stretto.
I paesi del Golfo non sono più neutrali
Infine, sembra che il principe saudita Mohammed bin Salman stia spingendo il presidente Trump a proseguire l’offensiva, considerandola un’opportunità unica per portare a termine un cambio di regime. Questa notizia è particolarmente rilevante perché, finora, solo Israele aveva espresso apertamente l’intenzione che gli Stati Uniti proseguissero gli attacchi. L’indiscrezione confermerebbe inoltre la disponibilità di Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti a concedere l’utilizzo delle proprie basi militari agli Stati Uniti per condurre operazioni, senza escludere una possibile partecipazione diretta saudita al conflitto.
I mercati attendono il ritorno dell'inflazione
Dopo un avvio incerto, si registra un netto rimbalzo del greggio, con il WTI in area 92 dollari al barile e il Brent intorno ai 100 dollari. Le borse si tingono di rosso e i listini statunitensi aprono in negativo dopo il buon rimbalzo della giornata precedente: S&P -0,50%, Nasdaq -0,80%. In sofferenza anche l’obbligazionario, con il BTP decennale tornato in area 4% e lo spread BTP-Bund a 95 punti base. Il decennale Treasury in rialzo al 4,4%. Pressione ribassista anche sui metalli preziosi (oro -1%, argento -1,5%), mentre il dollaro torna a rafforzarsi, col cambio sotto 1,16.
Il mercato prezza tre rialzi da 25 punti base da parte della BCE e attribuisce circa un 30% di probabilità a ulteriori rialzi da parte della Fed, sebbene il consenso resti orientato verso tassi stabili entro fine anno.
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