Speciale Iran e Mercati: Trump posticipa l'ultimatum, si tratta
Il petrolio tipo Brent è passato in pochi minuti da 113 a 99 dollari al barile. Dopo aver raggiunto un massimo di oltre il 4,10%, il tasso del BTP decennale ha ritracciato fino al 3,84%

Photo by Anton Petrus/Getty Images
Taco time
La settimana si apre con mercati ancora volatili e in balìa di contrastanti dichiarazioni delle parti coinvolte nel conflitto. Dopo l’ultimatum di 48 ore del Presidente USA in merito all’apertura dello Stretto di Hormuz (pena il bombardamento delle infrastrutture energetiche), a poche ore dalla scadenza dello stesso sono arrivate indicazioni di «conversazioni produttive» tra gli USA e l’Iran, che hanno portato Trump a dichiarare lo slittamento di cinque giorni della scadenza fissata in precedenza. Mossa in pieno stile «TACO» («Trump Always Chickens Out», l’atteggiamento tipico del Presidente USA di ritirarsi all’ultimo minuto in cerca di una de-escalation).
L'Iran può ancora colpire
La postura denota la debolezza della posizione statunitense, dopo che la Repubblica Islamica aveva prontamente risposto alla minaccia USA dicendosi disposta a colpire le infrastrutture energetiche dei paesi nell’area del Golfo, indicazione evidentemente giudicata credibile dagli strateghi statunitensi e che ha portato a più miti consigli il Presidente. Del resto, anche se probabilmente puro esercizio tecnico, il lancio di un missile balistico sulla base Diego Garcia nell’Oceano Indiano, a 4,500 chilometri di distanza, ha mostrato una minaccia iraniana tutt’altro che «obliterata», per dirla col lessico del Presidente USA.
Il mercato punta sul cessate il fuoco
Solo una boccata d'ossigeno per i mercati
Guardando agli eventi recenti, tuttavia, l’annuncio del Presidente USA sembrerebbe più mirato a ridurre la pressione sui mercati che a trovare una strada conciliatoria, per una serie di ragioni: i) nonostante il Presidente riferisca di colloqui negli scorsi giorni, è noto che i bombardamenti sono continuati, con il sopracitato lancio di un missile balistico a lungo raggio che ha segnato una novità rispetto agli eventi degli ultimi giorni; ii) dopo l’annuncio, ufficiali israeliani hanno riferito di non vedere una fine imminente alla guerra e di voler continuare le attuali operazioni, seppur evitando di colpire gli asset energetici; iii) nessuna menzione da parte di Trump di interruzione del viaggio delle due unità anfibie che trasportano marines, spedite nell’area negli scorsi giorni (USS Tripoli, USS Boxer): che possa essere solo una tregua tattica per prendere fiato?L’impressione, quindi, è quella di una boccata d’ossigeno per i mercati che possa tuttavia preludere a ulteriore volatilità e prese di profitto; la reazione forte di oggi è probabilmente da imputare all’effetto di short squeeze che ha amplificato la reazione positiva dei mercati, e a giudizio di chi scrive non è ancora un segnale di forte convinzione dei mercati. In questo senso, quindi, è ragionevole aspettarsi inversioni di rotta e possibili intensificazioni delle ostilità dei prossimi giorni. Si rammenta infine che il riavvio della produzione petrolifera, a conflitto concluso, richiederà comunque del tempo, con impatti che potrebbero trasmettersi alle catene di fornitura per molte settimane.
In questo articolo
Advertisement


