Speciale Iran e Mercati: Petrolio sopra i 90 dollari, mercati nel caos

Il conflitto in Iran spinge il Brent sopra i 90 dollari. L'instabilità dello Stretto di Hormuz blocca la produzione e scatena un effetto domino sui prezzi energetici mondiali

Autore: Redazione
Bandiera Iran con aerei militari

Photo by Anton Petrus/Getty Images

Tensioni in Medio Oriente: il Brent vola sopra i 90 dollari

Continua ad infuriare il conflitto in Medio Oriente, con tensioni crescenti che stanno sostenendo il prezzo del petrolio Brent, ora poco sopra alla soglia dei 90 dollari al barile. A portarne il prezzo sui massimi dall’aprile 2024, la notizia della progressiva interruzione da parte del Kuwait della produzione petrolifera in alcuni pozzi a causa dell’esaurimento della capacità di stoccaggio.

Stallo nello Stretto di Hormuz e blocco della produzione

L’interruzione dei traffici passanti per lo Stretto di Hormuz aveva già causato negli scorsi giorni lo stop forzato di alcuni pozzi in Iraq, anch’essi per l’insufficiente capacità di stoccare ulteriore petrolio.

lmpennata di fertilizzanti e materie prime agricole

Procede sostenuto anche il rialzo dei fertilizzanti (strettamente legati al prezzo del gas), che sta contribuendo all’andamento positivo di materie prime agricole come grano e mais. Lo Stretto di Hormuz è infatti il crocevia di circa un terzo dell’offerta globale di fertilizzanti.

Asse USA-India e il nodo del petrolio russo

L’interruzione della fornitura di idrocarburi è certamente una questione fondamentale per gli USA, che hanno concesso una licenza temporanea all’India per l’acquisto di petrolio russo nel corso del mese di marzo.

Licenze temporanee e premi sul barile

Alcune indiscrezioni riferiscono di acquisti da parte delle raffinerie indiane ad un premio di 2-4 dollari rispetto al prezzo del Brent, condizioni certamente diverse rispetto allo sconto di 7-8 dollari a cui trattavano gli stessi barili solo poche settimane fa, nel bel mezzo delle contrattazioni tra USA e India per interrompere la fornitura russa di petrolio e costringere il Cremlino ad un maggior impegno nelle trattative di pace con l’Ucraina.

L'impatto sui mercati finanziari: inflazione, BTP e Spread

L’andamento sostenuto dei prezzi delle materie prime energetiche si è quindi riverberato ulteriormente sul mondo obbligazionario, con tassi in marcato rialzo sia in Europa che negli USA; in Italia, il decennale si è spinto oltre la soglia del 3,66%, complice soprattutto l’allargamento dello spread rispetto al Bund tedesco, ora prossimo agli 80 punti base. Anche il Treasury decennale, sotto pressione, si spinge nuovamente verso la soglia del 4.20% (4.18% il massimo finora raggiunto in giornata), nonostante la pubblicazione di una serie di dati sul mercato del lavoro USA deboli: il focus dei mercati rimane infatti tutto sul conflitto e sulle sue implicazioni inflattive.

Scenario Risk-Off: le borse tremano dopo le parole di Trump

Anche i mercati azionari scontano il diffuso clima di risk-off: borse pesanti sia in Europa che negli USA, con un peggioramento in concomitanza alle dichiarazioni del Presidente Trump, che ha dichiarato di escludere la possibilità di un accordo, pretendendo la "resa incondizionata" della Repubblica Islamica. Un tono certamente poco conciliatorio, che lascia preludere una possibile durata maggiore delle attese del conflitto a danno della salute delle economie occidentali: a livello settoriale, cedono il passo soprattutto i ciclici come finanziari e materials.



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