Speciale Iran e Mercati: petrolio oltre 100$ e tensioni globali
Il petrolio nella notte ha superato i 100 dollari per le tensioni nello Stretto di Hormuz e gli attacchi nella regione, con timori per le possibili interruzioni dei flussi energetici globali

Photo by Anton Petrus/Getty Images
Rialzo del petrolio per le tensioni in Iran
Prosegue inarrestabile la risalita della quotazione del petrolio, che nella notte ha toccato nuovamente la soglia a tripla cifra dei 100 dollari. Al momento, l’annuncio di rilascio congiunto delle riserve strategiche di petrolio dei paesi membri dell’Agenzia Internazionale dell’Energia (EIA) non sembra sortire l’effetto sperato, con gli analisti di settore che sottolineano come a contare non sia tanto la quantità totale immessa sui mercati, quanto la velocità di rilascio: considerando i soli Stati Uniti, che contribuiranno con 172 milioni di barili (sul totale dei 400 annunciati dall’EIA) in circa 120 giorni, si parlerebbe infatti di una media di 1,43 milioni di barili al giorno. Una goccia nel mare, se si considera che per lo Stretto di Hormuz transitano una ventina di milioni al giorno, nel contesto di una domanda globale di circa 103,4 milioni di barili al giorno secondo le più recenti stime dell’EIA.
In rialzo anche il prezzo dell’alluminio, nonostante Qatar Aluminium abbia annunciato marcia indietro sui piani di interruzione del proprio impianto nel paese, che rimarrà invece attivo ma a capacità ridotta (60%). Ad aggiungere pressione sull’andamento dei prezzi dei prodotti raffinati (benzina, jet fuel) la notizia dell’interruzione delle esportazioni da parte di alcuni raffinatori cinesi, a cui sarebbe stato raccomandato la scorsa settimane di cancellare le spedizioni già concordate di navi cisterna dirette all’estero.
Misure UE per contenere i prezzi energetici
Indiscrezioni dall’Europa riferiscono della volontà della Commissione Europea di allentare la normativa legata alle emissioni e agli aiuti di Stato per favorire il contenimento dei prezzi energetici nei paesi dell’Unione. Le proposte sul tavolo potrebbero essere presentate il prossimo 19 marzo al vertice dei leader europei che si terrà a Bruxelles. Negativa la reazione dei cementieri europei: sebbene il comparto possa certamente beneficiare di un allentamento dei costi energetici, gli operatori guardano alla struttura competitiva del mercato, ipotizzando una maggior concorrenza sui prezzi che possa prospetticamente nuocere alla profittabilità complessiva del settore.
Attacchi in Oman e tensioni regionali sul petrolio
Nel frattempo, proseguono i bombardamenti nell’area mediorientale, con la notizia dell’evacuazione precauzionale delle petroliere nei pressi di un terminal chiave del porto di Mina Al Fahal (Oman) che ha aggiunto tensione ulteriore sulle materie prime energetiche. Sempre in Oman, ulteriori attacchi tramite droni hanno danneggiato alcune cisterne di combustibile nel porto di Salalah, segnalando le volontà iraniana di mantenere elevata la tensione nell’area. Anche l’Italia è stata interessata dalle preoccupazioni per l’evoluzione del conflitto nell’area, con l’attacco alla base italiana di Erbil, città curdo-irachena in cui stazionano soldati italiani impegnati in attività di addestramento delle forze di sicurezza locali.
Escalation nello Stretto di Hormuz e revisioni sul prezzo del petrolio
A giudicare dall’intensità degli attacchi, la vicinanza di un cessate il fuoco con la compagine israelo-statunitense sembrerebbe quindi più lontana, ed è di oggi la notizia che Goldman Sachs ha rivisto le proprie aspettative sul prezzo del petrolio Brent per i prossimi trimestri: le aspettative per il secondo trimestre sono ora di 80 dollari al barile (da 76 in precedenza), con un atterraggio per fine anno in area 71 dollari (dai precedenti 66). La banca d’investimento assume oggi 21 giorni di interruzioni dei flussi passanti per lo Stretto, un’ipotesi che verrà messa alla prova nei prossimi giorni, specialmente dopo le dichiarazioni del nuovo Leader Supremo Mojtaba Khamenei: lo Stretto di Hormuz "dovrebbe rimanere chiuso", e l’Iran richiederà risarcimenti per i danni subìti. Riaffermata l’amicizia con i paesi vicini, invitati a "chiudere le basi USA" sul proprio territorio.
Effetti sui mercati finanziari e materie prime
L’escalation dei prezzi del petrolio e delle materie prime energetiche si è quindi riflessa in un ulteriore allargamento dello spread del decennale italiano a circa 80 punti base rispetto al Bund tedesco, essendo l’Italia maggiormente esposta ad un eventuale shock energetico per via della composizione geografica delle sue importazioni. Questo movimento ha quindi spinto in area 3,76% il rendimento del BTP, ormai sui massimi degli scorsi giorni. Nuovamente in apprezzamento il dollaro, ormai prossimo alla soglia di 1,15 contro l’euro, trainato dal sentimento di risk-off e dalla preferenza per la liquidità. Preferenza che guida nuovamente la debolezza dei metalli preziosi, sotto il fuoco incrociato di un dollaro più forte e delle liquidazioni che stanno interessando gli asset rischiosi.
In questo articolo
Advertisement



