Speciale Iran e Mercati: il gas in Europa sale più del petrolio
In Europa il gas TTF ha aperto in area 72 €/MWh, prima di ritracciare nel corso della mattinata verso l’area dei 62 euro. Petrolio WTI in rialzo del 6,5% a 99,2 dollari il barile

Photo by Anton Petrus/Getty Images
La guerra del gas
Si avvia verso la chiusura un’altra giornata di forti tensioni in Medio Oriente. Dopo l’annuncio da parte iraniana di una lista di obiettivi legittimi in risposta agli attacchi israeliani alle proprie infrastrutture energetiche, la Repubblica Islamica è passata ieri all’azione, con il danneggiamento dell’infrastruttura gas di Ras Laffan (Qatar) che ha causato il forte rialzo delle materie prime energetiche nelle ore successive. In Europa il gas TTF ha aperto in area 72 €/MWh, prima di ritracciare nel corso della mattinata verso l’area dei 62 euro. In questo senso, è bene ricordare che l’Italia è stata il paese europeo che maggiormente si è approvvigionato di gas qatariota nel 2025, con quasi 5 milioni di tonnellate di gas naturale liquido importato (oltre il 30% del gas naturale liquido importato).
Trump promette: basta attacchi ai giacimenti
Il timore di rapida estensione dei danni ad altre infrastrutture energetiche ha quindi spinto il Presidente USA ad un tentativo di ridimensionamento dei toni, con un messaggio sul social Truth dove ha annunciato che "nessun altro attacco verrà fatto da Israele su questo sito", a meno che l’Iran non attacchi di nuovo le infrastrutture gas del Qatar, eventualità che porterebbe gli USA ad intervenire con forza sugli asset gas iraniani. Minacce del resto non pienamente credibili, visto che questo è il secondo caso di un intervento israeliano su infrastrutture energiche iraniane, un «linea rossa» che gli USA hanno più volte (e senza successo, si direbbe) tracciato per gli attacchi degli alleati israeliani.
In mattinata, il Ministro della Difesa saudita ha poi riferito di droni intercettati nei pressi della raffineria Samref, locata nella città portuale di Yanbu. L’hub di Yanbu, affacciante sul Mar Rosso, è tornato alla ribalta in questi ultimi giorni come alternativa per lo sfogo di parte della produzione petrolifera saudita impossibilitata ad essere trasportata attraverso lo Stretto di Hormuz. Questo attacco rappresenta dunque una novità in termini di portata del conflitto, e ha sostenuto in mattinata il rally ulteriore del petrolio Brent in prossimità dei 120 dollari al barile, prima di rientrare dopo l’indicazione di ripresa delle operazioni di carico delle petroliere nell’area. Sempre in mattinata, sono emerse indiscrezioni di un provvedimento ad opera del parlamento iraniano che prevederebbe una tariffa per il transito attraverso lo Stretto di Hormuz.
Via le sanzioni sul petrolio iraniano
Dagli USA, nel frattempo, sono arrivate indicazioni dal Segretario del Tesoro Scott Bessent in merito alla possibilità di rimuovere le sanzioni attualmente esistenti sul petrolio iraniano, e in particolare su quello già «galleggiante» (già estratto e caricato sulle petroliere), notizia che ha contribuito al temporaneo calo del Brent osservato nel primo pomeriggio. L’impatto del provvedimento sarebbe notevole, in quanto aprirebbe all’Iran mercati differenti da quello cinese, che oggi assorbe la quasi totalità della produzione petrolifera del paese. Bloomberg riporta inoltre che i raffinatori europei hanno storicamente processato il greggio iraniano; quindi, potrebbero essere «attrezzati» per una rapida integrazione delle forniture iraniane se necessario. Sempre da Bessent è giunta l’affermazione che gli USA potrebbero considerare unilateralmente un ulteriore rilascio delle proprie riserve di petrolio, supportando lo stato dell’offerta di greggio sul mercato.
Oro
In marcato calo i metalli preziosi, con l’oro che registra una delle peggiori giornate dal ritracciamento di fine gennaio: a pesare è soprattutto la caratteristica di elevata liquidità, che si sta riflettendo soprattutto nelle vendite pari a oltre 1.7 milioni di once da parte degli ETC fisici tra l’inizio del conflitto e lo scorso 17 marzo.
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