Speciale Iran e Mercati: giacimenti e raffinerie ora sono target
Mercati in forte tensione dopo l’attacco alle infrastrutture gas iraniane del maxi campo di South Pars, la mattinata era stata inizialmente caratterizzata da un ritrovato appetito per il rischio

Photo by Anton Petrus/Getty Images
Bombe anche sui pozzi
Vertici iraniani un'altra volta presi di mira delle forze israeliane, oggi è toccato al ministro dell’intelligence Esmaeil Khatib.
Mercati in forte tensione dopo l’attacco alle infrastrutture gas iraniane di South Pars, in una mattinata che era stata inizialmente caratterizzata da un ritrovato appetito per il rischio. La notizia ha causato una rapida accelerazione del prezzo del petrolio Brent, arrivato fino ai 109 dollari al barile, sostenuto dalle successive dichiarazioni iraniane: la Repubblica Islamica avrebbe infatti pubblicato una lista di infrastrutture gas e petrolifere in Qatar, Saudi Arabia ed Emirati ritenute «obiettivi legittimi», che verranno colpite «nelle prossime ore». Saudi Aramco ha quindi comunicato di aver temporaneamente evacuato molteplici siti produttivi e di raffinazione, e in scia alle dichiarazioni iraniane anche altre infrastrutture (come quella gas di Al Hosn, Emirati) sono state messe in sicurezza e abbandonate. In accelerazione il prezzo gas, con il benchmark europeo TTF in avanzamento oltre i 56 euro\MWh.
Deroga alle petroliere straniere
Nel frattempo, dagli USA arriva la notizia della sospensione temporanea del Jones Act (più propriamente, il Merchant Marine Act del 1920) per contrastare l'impennata dei prezzi del carburante causata dal conflitto tra Stati Uniti, Israele e Iran. La deroga permetterà alle petroliere battenti bandiera straniera per i prossimi 60 giorni il trasporto di petrolio greggio e prodotti raffinati tra i porti statunitensi, mirando quindi a facilitare il flusso di carburante fra la costa occidentale e quella orientale (e viceversa) degli Stati Uniti. Il Merchant Marine Act nasceva come misura protezionistica per l’industria navale domestica, industria oggi decisamente arretrata rispetto a paesi rivali come la Cina, che ad oggi arriva a costruire ogni anno un numero di navi mercantili di duecento volte superiore a quello prodotto dagli Stati Uniti. Ridotto il sollievo per il prezzo del benchmark statunitense del petrolio, con il WTI che è tornato prossimo alla soglia dei 100 dollari al barile.
Nulla è più prezioso del dollaro
Prosegue quindi l’apprezzamento del dollaro in concomitanza al sentiment negativo, e la preferenza per la liquidità continua a penalizzare i metalli preziosi, con l’oro che ha infranto la soglia psicologica dei 5000 dollari l’oncia; in calo anche l’argento, sotto i 77 dollari l’oncia. Sul fronte tassi, in rialzo corale i rendimenti governativi sia USA che europei, col il decennale statunitense tornato ad affacciarsi sopra la soglia del 4.20% ed il bund in area 2.95%. In leggero allargamento lo spread del decennale italiano rispetto al bund tedesco, ora sopra i 78 punti base.
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