Speciale Iran e Mercati: G7 pronto a usare il petrolio delle riserve
La guerra va avanti e non ci sono segnali di distensione, il petrolio si avvicina nella notte a 120 dollari e poi ripiega sotto i 100 sulle aspettative di rilascio delle riserve strategiche del G7

Photo by Anton Petrus/Getty Images
Guerra: inizia la 2°settimana
Siamo al decimo giorno di guerra e la tanto attesa (o perlomeno sperata) de-escalation non arriva. Nel finesettimana si sono aggiunti nuovi stop alla produzione di altri paesi (Kuwait, Emirati); di stamani la notizia di parziali chiusure anche in Arabia Saudita, causa gli stoccaggi ormai pieni nell’impossibilità di trasferire quel greggio ormai ostaggio dello Stretto di Hormuz. La presa d'atto da parte dei mercati di una situazione sempre meno sotto il controllo della coalizione israelo-statunitense ha portato il petrolio Brent alla soglia dei 120 dollari, prima di stabilizzarsi oltre 10 dollari più in basso dopo l’indiscrezione del possibile rilascio di parte delle riserve strategiche petrolifere dei paesi del G7. Coalizione, quella israelo-statunitense, non senza fratture dopo l’iniziativa israeliana di bombardae asset petroliferi iraniani. La proposta dei Sette non ha però trovato attuazione nel vertice di oggi pomeriggio.
Petrolio dalle riserve strategiche
L’ipotesi sarebbe quella di immettere sui mercati tra i 300 e i 400 milioni di barili, circa il 25-30% delle riserve strategiche cumulate dei sette paesi, equivalenti ad almeno 20-30 giorni circa di flussi (considerando una riduzione netta di 15-16 milioni di barili impossibilitati a fluire attraverso Hormuz). Il prezzo del barile sembrerebbe comunque aver trovato una sua momentanea stabilità intorno ai 100 dollari, nonostante la notizia di un secondo attacco diretto alla Turchia, intercettato dai sistemi di difesa NATO.
Guerra e borse
In questo contesto si palesa sempre di più la strategia iraniana, fondata sul rendere incrementalmente costoso per i paesi non direttamente coinvolti il perdurare del conflitto, affinché questi facciano pressione sugli USA per l’interruzione delle ostilità. Continua quindi la penalizzazione degli indici azionari, con i settori del trasporto aereo, automobilistico e di vendita al dettaglio che risultano tra quelli più in rosso, mentre gli energetici continuano a trovare supporto nella dinamica dei prezzi delle materie prime; forti anche i titoli dei produttori di fertilizzanti, altra categoria di prodotti raffinati la cui produzione è molto concentrata nell’area del Golfo Persico.
Guerra e tassi
La reazione sul BTP è stata di progressiva distensione nel corso della giornata, con una stabilizzazione in area 3,63% (il massimo di giornata è stato nell’area del 3,77%) dovuta sia ad una parziale stabilizzazione dello spread in zona 77 punti base, sia all’azzeramento della penalizzazione del Bund tedesco, tornato sulla chiusura di venerdì dopo una travagliata apertura all’insegna delle vendite. Il clima di risk-off e preferenza per la liquidità che ha caratterizzato gli ultimi giorni continua a penalizzare i preziosi, unica spiegazione all’andamento complessivamente negativo dell’oro nonostante il clima di forte incertezza geopolitica: il metallo rimane comunque ben ancorato sopra alla soglia dei 5000 dollari per oncia.
In questo articolo
Advertisement

